Gennaio 2017

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L’ESPERTO RISPONDE
Numero verde 800/810810

Università

Sono una studentessa del quinto anno di liceo classico con invalidità civile al 90% e legge 104/92 art. 3 comma 1. Volevo delle informazioni riguardanti l’iscrizione all’università.

La normativa assicura l’accesso e la frequenza del sistema universitario da parte di studenti con disabilità attraverso servizi d’informazione per orientarli nei percorsi formativi, nelle procedure amministrative connesse, nonché nelle modalità di accesso ai servizi e alle risorse disponibili. Tali servizi sono articolati in considerazione delle diverse difficoltà derivanti da specifiche tipologie di disabilità.
Gli interventi delle Regioni, delle Province autonome e delle università sono realizzati in modo da garantire agli studenti con disabilità di mantenere il pieno controllo su ogni aspetto della propria vita, senza dover subire condizionamenti da parte dei singoli assistenti o degli enti eroganti. Gli interventi di tutorato possono anche essere affidati ai «consiglieri alla pari», ossia persone con disabilità che hanno già affrontato e risolto problemi simili a quelli di coloro che chiedono supporto. Per i corsi a numero programmato che prevedono una prova di ammissione, gli studenti con invalidità civile (con percentuale stabilita dall’università) o con una certificazione di handicap (legge 104/92, art. 3 comma 1 o 3), possono chiedere degli adattamenti della prova tramite il Servizio studenti con disabilità presentando la documentazione rilasciata dall’Asl competente, affinché la Commissione d’esame possa effettuare la valutazione necessaria. Per i corsi a libero accesso è prevista una prova di verifica delle conoscenze, ma alcune università esonerano da tale prova di ingresso gli studenti con disabilità.

Previdenza

Mio fratello, invalido civile al 100%, riceve una pensione di 300 euro scarsi e non ha ulteriori redditi. Attualmente risulta a carico di mia madre. Essendo mio fratello non in grado di lavorare, a causa della sua patologia, volevo sapere se la cifra che percepisce sia corretta e, una volta venuta a mancare mia madre, che tipo di pensione gli spetti, essendo da solo e senza reddito.

Precisiamo che non siamo un servizio dipendente dall’Inps, pertanto non possiamo eseguire pratiche né consultare le singole posizioni assicurative dei nostri utenti non essendo abilitati a tale scopo. Per quanto riguarda, invece, la pensione di reversibilità, le comunichiamo che spetta solo se il figlio viene valutato «inabile al lavoro» dai medici dell’ente erogatore della pensione o se è a carico del genitore al momento del suo decesso e non ha un sufficiente reddito personale. Per stabilire l’eventuale inabilità al lavoro, l’ente erogatore prende come riferimento la situazione al momento della morte del soggetto, della cui pensione si intende chiedere la reversibilità. Pertanto non solo si considera la situazione economica del figlio inabile, ma l’invalidità deve risalire a prima del decesso del genitore di cui s’intende chiedere la reversibilità. I redditi da considerare sono soltanto quelli assoggettabili Irpef.

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