Gennaio 2017

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DOCUMENTARI

L’Alzheimer non teme l’amore

Ci può essere poesia nei gesti rallentati, nelle mani solcate dalle rughe, nelle parole sconnesse e sussurrate? La bellezza del documentario diretto da Yann Coridian e da Valeria Bruni Tedeschi, Una ragazza di 90 anni (Une jeune fille de 90 ans), è tutta qui: nel portare davanti agli occhi degli spettatori la dignità e la grandezza di vite che volgono al termine. Per cinque giorni il coreografo Thierry Thieû Niang ha tenuto un laboratorio di danza nel reparto geriatrico dell’ospedale Charles Foix d’Ivry, non lontano da Parigi. Ha portato la musica, il ballo, la grazia dei movimenti ad anziani e anziane malati di Alzheimer.
Il film ricorda una verità semplice: i sentimenti non hanno una data di scadenza. Si può perdere parte della propria storia, la memoria può svanire, si può perfino dimenticare il proprio nome, ma di fronte a una persona che ci accarezza, che ci culla, che ci presta attenzione, si provano le stesse sensazioni di un giovane ventenne. Ed è così che Blanche Moreau, la ragazza di 92 anni, durante le riprese si innamora del suo coreografo. Ballare con lui è «come un sogno», confessa madame Blanche. Perché la malattia, che annacqua i ricordi, non ha preso il controllo delle emozioni: «Ti amo», gli sussurra, mentre Thierry la riaccompagna in stanza.
«Una magia che nessuno si aspettava», sottolinea la regista Valeria Bruni Tedeschi; in primavera il documentario sarà proiettato a Parigi per tre mesi.
Ma la danza non porta gioia solo nella vita di Blanche. Il coreografo dai modi gentili coinvolge tutti gli anziani del reparto. Il semplice chiudere un pugno diventa accanto a Thieû Niang un’opera d’arte. Con il passare dei giorni i pazienti iniziano a fidarsi di lui, ad abbandonarsi tra le sue braccia e a raccontargli pezzi delle loro vita. Del suo passato Giselle ricorda solo il dolore che ha dato a sua madre quando ha deciso di divorziare: «Dopo non ho conosciuto nessun altro, ma non si sa mai», dice ridendo. Adelaide rimpiange il fatto di aver abbandonato la scuola a soli 14 anni: «Ho lasciato gli studi troppo presto. La mia vita è stata tranquilla, questo è tutto».
La vera protagonista del film resta, però, la vecchiaia: non quella che siamo abituati a nascondere nelle case di riposo in periferia, quella che crediamo che non ci riguarderà mai. Ma la vecchiaia tenera e tenace che non si stanca di cercare ancora un altro po’ di felicità. «Domani tornerai da me?», chiede Blanche a Thierry, mentre lo guarda con i suoi grandi occhi verdi pieni di stupore e gratitudine. [Maria Gabriella Lanza]

Il film Une jeune fille de 90 ans, nato per la tv Arté, ha vinto il premio per il miglior documentario della sezione internazionale al Riff (Rome independent film festival) di Roma. È stato presentato anche al Festival dei popoli a Firenze e al Filmmaker di Milano.

Irriducibilmente: tele e disegni di Piergiorgio Welby

All’Art Forum Würth Capena (Roma) è allestita fino al 21 gennaio una mostra dei quadri e dell’attività grafica di Welby a dieci anni dalla sua morte, avvenuta il 20 dicembre 2006. Un ampio nucleo di opere in gran parte inedite, tra disegni, linoleografie, tele, macrofotografie e immagini grafiche prodotte con la tecnica Corel, scelte tra un corpus di centinaia di lavori realizzati nell’arco della sua vita.
Colpito a 16 anni da distrofia muscolare, l’autore non si è mai definito un artista, ma parlava di un «fare terapeutico» che lo aveva aiutato a esprimere un inesauribile istinto vitale. Slancio che prende forma nelle figure femminili, nei paesaggi, negli insetti, negli amanti e nei personaggi sognanti del suo immaginario visivo. [L.B.]

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