Gennaio 2017

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LIBRI

Un farmacista nano custode del catalogo sui morbi dell’umanità

Vikram Paralkar
Le afflizioni
Bompiani 2016
240 pagine, 18 euro

Con le visionarie illustrazioni di Pia Valentinis a scandire i capitoli, un anziano bibliotecario - voce narrante del romanzo Le afflizioni , pubblicato da Bompiani - si rivolge direttamente all’allievo farmacista Máximo. Giovane nano dal volto deforme, è l’erede scelto per l’Encyclopaedia , 327 volumi sui morbi che affliggono l’umanità: un invito a riflettere e a sorridere su paure ipocondriache, vizi inconfessabili, fragilità nascoste. Ed è del tutto particolare che per custodire il catalogo dei malanni umani (più interiori che fisici, specchio di vizi, difetti morali, tare caratteriali) venga scelta una persona disabile: «Immagino che ormai tu ci sia abituato al fatto che la gente ti fissi». Mettere l’accento su questo sguardo curioso e discriminatorio è una pennellata acuta di come la diversità desti spesso il lato peggiore dei conformisti, inabili a confrontarsi con persone che esulino dai loro schemi preconfezionati. Invece nell’anziano Máximo suscita sentimenti di ammirazione: «Essere un nano di sicuro non è facile, e nemmeno soffrire di una deformità al volto simile alla tua - spero che non ti disturbi se ne parlo in questi termini - e tuttavia ne hai fatta di strada. L’uomo comune non comprende queste cose. Fa in fretta a etichettare qualcuno come un mostro e a passare avanti, senza curarsi di cercare l’uomo nascosto dentro a quel corpo. Noi bibliotecari non siamo così». Forse perché l’autentica cultura dovrebbe aprire la mente? E il farmacista ha come altro asso nella manica il fatto di sentirsi talvolta un invalido: «La malattia collegherà la natura astratta del tuo lavoro alla verità della sofferenza umana».
Si susseguono i nomi e la descrizione delle patologie immaginarie: dal morbo di Agricola, che priva le sue vittime dell’udito (curabile con un elisir che può restituire la capacità di sentire le ali dei passeri, le voci dei sacerdoti o il delirio dei matti) alla Lingua fracta che fa sperimentare «una drastica riduzione del proprio vocabolario», mentre l’Aphasia floriloquens è «contrassegnata da uno straordinario eccesso di eloquio». Da questo registro comico si passa a un pugno nello stomaco: «Le malattie dei bambini, specialmente quelle che iniziano nel grembo materno, mi hanno sempre lasciato perplesso. Che scopo potrebbero mai avere? Quale disegno divino potrebbero servire?».
L’autore, il medico indiano Vikram Paralkar, nel 2005 si è trasferito negli Stati Uniti, dove fa l’ematologo e ricercatore presso la University of Pennsylvania. Ma in queste pagine tradotte da Roberto Serrai - tutte rivolte a Máximo dandogli del tu, in un discorso diretto perenne con l’allievo farmacista che si dipana capitolo dopo capitolo - svela una capacità narrativa non comune, attraversata da una vena ironica e al tempo stesso sagace, penetrante, in grado di arrivare alle questioni di senso. Come quando affronta il tema della contaminazione della medicina empirica con «annunci di nuovi rimedi, proposte di amuleti curativi, ricette di estratti vegetali» da ogni angolo del pianeta. «Sai meglio di me che diagnosi e cure diventano sempre più esoteriche. Non è sufficiente essere un medico, adesso bisogna conoscere l’alchimia e la cartografia. Perfino i movimenti delle stelle. Come si fa a tenere conto di tutto?». [L.B.]

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