Gennaio 2017

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SPORT Correre in vetta

Con una gamba sola verso la cima

A 22 anni ha subito un’amputazione a causa di un incidente. Oggi ne ha 41 e sfida se stesso nelle gare di skyrunning. Storia di Moreno Pesce, «amputato che fa quello che gli piace»

Laura Pasotti

«Io sono quel pazzo senza una gamba che fa lo skyrunning». Si presenta così Moreno Pesce, 41enne di Noale, in provincia di Venezia, che con un arto artificiale e un paio di stampelle affronta la vertical kilometer (il "chilometro verticale"), specialità di corsa sportiva sui sentieri di montagna che si svolge su una distanza massima di cinque chilometri e un dislivello di mille metri, e la skyrace, in cui i chilometri da percorrere sono almeno venti con un dislivello minimo di 1.140 metri (vedi box). Anche se «io non corro, cammino con un passo veloce», ammette.
Amante della montagna fin da bambino quando andava a camminare con i genitori, («io davanti con lo zaino in spalla e loro dietro, a distanza»), a 22 anni Pesce ha subito l’amputazione transfemorale della gamba sinistra a causa di un incidente in moto, «e la mia vita si è fermata», racconta. Ma non per molto. Dopo la riabilitazione, consigliato dai medici dell’ospedale, è arrivato al Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio, nel bolognese, dove è rimasto quattro mesi e dove torna periodicamente. «Lì ho trovato la mia seconda famiglia e i miei due secondi papà, Fabio Venturoli e Paolo Vanini (ora in Rtm Ortopedia personalizzata): sono stati loro due a rimettermi in piedi - spiega -. Sono passati 20 anni dalla prima volta che ci sono entrato e ogni volta che torno è sempre un piacere, c’è un clima molto bello».
Il passo successivo è stato tornare in montagna. Inevitabile se si considera che Pesce vive ad Auronzo di Cadore, nelle Dolomiti bellunesi. «Con la mia compagna ho ricominciato a camminare con le stampelle classiche, le canadesi, sui sentieri "da vecchietti" come li chiamo io, ma l’importante era divertirsi - dice -. Poi un amico mi ha suggerito di provare a fare qualche gara e di allenarmi su percorsi meno turistici in Val di Fassa. Ci ho provato: ho iniziato con uno molto pendente e, non dico che sia stato facile, ma ce l’ho fatta. La mia rinascita è partita da lì».
Oggi Moreno esce due volte alla settimana («ho una figlia di due anni e cerco di stare più spesso a casa»), ma quando ha in programma una gara si allena in modo più intenso, «anche con sessioni in palestra per tenere attiva la muscolatura».

Per camminare in montagna, Pesce utilizzava la protesi realizzata al Centro protesi Inail di Budrio per uso quotidiano, «ma era troppo pesante». E il piede che usava ogni giorno non era adatto. Così, proprio su suo suggerimento, i tecnici hanno realizzato una gamba più leggera in alluminio, con raccordi in titanio e impermeabile. E un piede in fibra di carbonio, «più duro per avere un migliore controllo anche su terreni sconnessi, sul prato e su discese importanti, perché il rischio di caduta non è contemplato», spiega. Il ginocchio è un monoasse idraulico adatto a persone estremamente dinamiche e attive.
Con questa nuova gamba Pesce ha iniziato a partecipare ai vertical e i trophy organizzati dalla società La Sportiva, alla "Camignada poi siè refuge", 30 chilometri con 1.320 metri di dislivello tra Misurina e Auronzo, al vertical Pizzoc nel trevigiano, alla vertical up sulla Saslong in Val Gardena ed è stato anche in Svizzera alla kilomètre vertical de Fully. «Faccio una gran fatica, ma quando arrivo in cima e supero il traguardo tutti i muscoli esplodono - afferma -. Una volta prendevo farmaci contro il mal di testa e per i dolori alla schiena e soffrivo della sindrome dell’arto fantasma, ma da quando ho ripreso a camminare non ho più niente, sto bene. L’attività sportiva è un bene per le persone normali, ma per uno come me è un toccasana perché dà la ca-

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