Gennaio 2017

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SOTTO LA LENTE Risate in corsia

Clelia, la ?dottoressa? che cura con i sorrisi

L’idea le venne la prima volta quando, da bambina, durante un ricovero in ospedale incontrò i clown che venivano a tenerle compagnia. Lo scorso anno ha iniziato il corso di formazione e, alcune settimane fa, ha ricevuto il camice e l’attestato. Che dedica a tutti i ragazzi con autismo come lei

Chiara Ludovisi

Quando entra in corsia, non è più Clelia: per i pazienti che sa far sorridere, lei si chiama "dottoressa in blu". Da poche settimane Clelia Fuga ha ricevuto il camice: quando lo indossa, è a tutti gli effetti una clown in corsia. E il suo autismo, che seppur lieve le provoca una certa difficoltà nel relazionarsi con gli altri e comunicare, quasi scompare, quando veste i panni della dottoressa in blu. In blu, sì, perché questo è il colore con cui, per convenzione, viene rappresentato il mondo dell’autismo. E di questo mondo Clelia fa parte, pure con un certo orgoglio. «Il mio autismo non è riuscito a ostacolare il mio sogno di diventare ?dottor clown? - racconta -. Un anno fa ho seguito il corso a Mirano, in provincia di Venezia, poi il tirocinio e oggi eccomi qui: il 3 ottobre il colloquio finale, sei giorni dopo la consegna del camice». Un camice da dottore, anche se lei non cura le malattie e non dà medicine: allevia la tristezza e la paura, distribuendo sorrisi e allegria.
Oggi Clelia ha 23 anni: ne aveva quattro, quando le è stata diagnosticata una forma di autismo. Poco dopo, racconta, «ho iniziato varie terapie come logopedia, psicomotricità, musicoterapia e ippoterapia. Ho fatto terapia fino a 17 anni, in vari posti. L’ultimo anno, all’istituto Bosisio Parini di Como. Oggi, non faccio più terapia, ma uso medicinali che mi tengono calma e serena. Prima di prenderli ero molto nervosa».
Grazie alle cure e alle varie attività che la tengono impegnata, Clelia è decisamente migliorata: «Ho difficoltà a relazionarmi con gli altri, ma non con tutti - dice -. Ho pochi amici, ma riesco a comunicare abbastanza bene, un po’ con la scrittura facilitata, un po’ verbalmente. Ma so quali sono i miei limiti: devo smettere di arrabbiarmi per niente e devo accettare gli scherzi, anche se a volte non riesco proprio a capirli e a sopportarli».
Ma gli scherzi buoni, quelli che fanno ridere, Clelia con il tempo ha imparato perfino ad apprezzarli. È accaduto in ospedale, durante un brutto periodo. Frequentava le scuole medie e «sono finita all’ospedale per una crisi di panico. Sono stata lì dentro per dieci giorni. Venivano i dottori clown a farci sorridere e da quel momento mi sono decisa ad aiutare il prossimo più bisognoso e meno fortunato di me». Dopo aver fatto qualche esperienza come animatrice nei centri estivi e in corsia, Clelia ha così deciso di «diventare per sempre un dottor clown» e nel 2015 ha iniziato a frequentare il corso: cinque incontri, poi tre mesi di tirocinio e l’esame finale, per diventare clown a vita.
«Lunedì 3 ottobre alle 17 ho iniziato il colloquio finale, insieme a mia mamma. Appena ha saputo che ero stata promossa, mi ha abbracciato, si è messa a piangere e mi ha detto che era orgogliosa di me». Per ora Clelia svolge il

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Nella foto, a sinistra, Clelia Fuga, la ragazza con autismo che è riuscita a realizzare il sogno di diventare dottor clown

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