Gennaio 2017

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figure sanitarie specializzate sono totalmente a carico della solidarietà delle persone - dice Di Maolo -. È un modo sperimentale di welfare society. Abbiamo avviato un’attività di fundraising chiamando in causa tutte le componenti della società. Vi rientra pienamente il senso di una struttura cattolica, che altrimenti sarebbe il duplicato di una struttura del servizio sanitario pubblico». I primi benefattori sono stati i notai cattolici. «Ora stiamo preparando pacchetti per le aziende - annuncia la presidente -: si può garantire una settimana di riabilitazione o servizi sanitari specifici».

Il cardine dell’assistenza è mettere al centro la persona. «Lavoriamo sulle potenzialità, non su ciò che manca - spiega Di Maolo -, perché una singola problematica, dal disturbo comportamentale alle gravi limitazioni funzionali, può prendere percorsi differenti a seconda della persona. Eddy, a sei anni, non ha mai mangiato cose solide. Per Sheila si è appena conclusa la fase di valutazione, ha un’intelligenza notevole ma non parla: la sfida è portarla a comunicare. Abbattere la barriera dell’incomunicabilità è la nostra sfida sempre».
«Dopo la diagnosi clinicofunzionale elaborata dall’équipe multidisciplinare di alta specializzazione - spiega il direttore sanitario Elisei -, si imposta il progetto riabilitativo individuale: servirà a ottenere il livello massimo di miglioramento e sviluppo dell’autonomia. Viene redatto un ?diario del giorno? da parte di medici, terapisti, infermieri, operatori. Questa unità del livello assistenziale, sanitario, riabilitativo ed educativo rappresenta l’unicità dei servizi del Serafico». Sono 19 le figure professionali coinvolte, dal fisiatra al neuropsichiatra infantile, dal logopedista all’istruttore di attività fisica adattata, dal terapista delle funzioni visive al nutrizionista.
Com’è strutturata la giornata tipo dei bambini lo racconta l’operatrice Claudia Diracca: appena sveglio, Eddy viene aiutato a lavarsi nella doccia, poi fa colazione con cibi semisolidi («stiamo facendo una sorta di svezzamento») e iniziano le sedute di fisioterapia, musicoterapia, logopedia e stimolazioni basali (richiamano l’accudimento materno che gli è mancato) oltre che sensoriali. A pranzo è seguito da logopedista e terapista: «Abbiamo studiato a lungo per trovare la posizione più adatta a mangiare». Il pomeriggio lo attendono cambi posturali ed esercizi per braccia e gambe. Invece Sheila frequenta il Serafico di giorno, alle 16 rientra con il resto della famiglia nella casa di Assisi che le hanno trovato i frati del Sacro Convento, dove sono aiutati dalla Caritas. È magra, malnutrita e ha paura a stare sdraiata: «Con puff e cuscini ora va meglio». Reagisce bene agli stimoli ed è ricettiva: «Nonostante la grave disabilità, ci sono buone prospettive di miglioramento», conclude l’operatrice.
Portare la famiglia irachena ad Assisi non è stato semplice: ci è voluta la collaborazione di don Mario Cornioli del Patriarcato latino di Gerusalemme e la triangolazione con ambasciata di Amman (la famiglia ha sostato un periodo in Giordania) e ministero italiano degli Interni, attraverso il programma di reinsediamento cofinanziato dal Fondo asilo migrazione e integrazione dell’Unione europea. Insomma, si è innescato un impegno corale.

Al Serafico dal 16 al 18 giugno si svolgerà "Tocca a te!", concorso di editoria tattile illustrata giunto alla quarta edizione. Una giuria di esperti e una di ragazzi selezioneranno i cinque libri vincitori, che parteciperanno al concorso internazionale "Typhlo & Tacus 2017" di Dijon. Scadenza: 31 maggio. [E.P.]

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