Gennaio 2017

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CRONACHE ITALIANE Assisi

Partire dalle periferie del mondo per curarsi in Italia

Al Serafico, istituto dell’Umbria per disabilità plurime, sono arrivati i primi ospiti da Paesi in guerra o in situazione di povertà estrema, come Iraq e Kosovo. Un’iniziativa stimolata dalla visita di papa Franscesco

Elisabetta Proietti

Eddy ha sei anni e viene da un piccolo centro del Kosovo dove viveva in una situazione di estrema povertà con i genitori e tre fratelli. Un problema al momento della nascita gli ha causato una paralisi cerebrale e, in un contesto in cui la disabilità è vissuta come vergogna, il piccolo è stato nascosto in casa, senza contatti e gesti di affetto da parte di nessuno. Sheila di anni ne ha 14, viene dall’Iraq insieme alla sua famiglia che, minacciata nel proprio Paese, ha chiesto asilo politico in Italia. Sta in carrozzina e ha gravi problemi legati alla nutrizione, una grave forma di scoliosi e la rotazione del bacino, tra gli esiti di una paralisi cerebrale infantile.
Eddy e Sheila (i nomi sono di fantasia) sono ospiti del Serafico di Assisi, istituto di riabilitazione e assistenza sociosanitaria per bambini e ragazzi con disabilità fisiche, psichiche e sensoriali. Sono arrivati in Italia grazie al progetto ?I letti di Francesco?, che prevede accoglienza per chi fugge da nazioni in guerra o molto povere, in cui non c’è possibilità di cura né di diagnosi. Il progetto è ispirato dalle parole di papa Francesco, che ha lasciato una traccia indelebile del suo passaggio al Serafico il 4 ottobre 2013, come spiega la presidente dell’Istituto Francesca Di Maolo: «In quella giornata il pontefice ci ha riportato alla nostra missione originaria: rendere piena la vita di bambini e ragazzi con disabilità plurima. Ci ha invitato ad aprire le porte per incontrare i bisogni: noi, come struttura sanitaria cattolica, vogliamo essere una Chiesa in uscita».
Al Serafico questi ragazzi trovano «cure sanitarie e amore». Per loro sono a disposizione due posti letto in regime residenziale e altri posti in regime di semiresidenzialità. Una bambina kosovara è tornata a casa di recente: le sono stati forniti gli ausili adatti ed è stato insegnato alla mamma come prendersi cura di lei. La stessa cosa sarà per il piccolo Eddy: ad Assisi da tre mesi e preso in affido da una famiglia di Deruta (Perugia) con la quale trascorre il fine settimana, ritornerà a casa dopo un passaggio all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma per i suoi problemi digestivi. La famiglia originaria, che finora non ha saputo occuparsi di lui, «sarà adeguatamente formata», assicura il direttore sanitario del Serafico Sandro Elisei.
Ma come si sostiene il progetto? «Le necessità strumentali, di organico e di

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