Gennaio 2017

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credo che la differenza più grande con Detroit o Istanbul stia nella pace della mente che si riesce ad avere in un luogo come questo.

Cosa le piace di più della vita in Sardegna?
Io sono una persona semplice e non ho bisogno di molto più di una palestra, un campo da basket e brava gente intorno per vivere bene. Qui sono circondato da tutto questo, sono felice di stare qui. La Sardegna è un posto incredibile, uno dei più belli che abbia mai visto, ma la parte migliore sono le persone che ci vivono: molto ospitali e calde. Adoro svegliarmi ogni mattina e poter godere del sole, del mare, del paesaggio. E poi qui anche il cibo è molto buono, e chi mi conosce sa quanto io ami mangiare bene.

Fuori dal campo cosa le piace fare?
Oltre alla palestra, mi piacciono la lettura, la scrittura creativa e i viaggi. Oltre al mangiare piatti particolari.

Ancora il cibo. Bene, cosa le piace mangiare?
Beh, qualunque cosa! (ride, ndr). Ma soprattutto pesce, frutti di mare, anche il sushi. E poi mi piacciono le bistecche e la pizza.

Le piace la musica?
Molto. Ascolto per lo più hip hop, sono un grande fan del rapper canadese Drake. Ma amo tutta la musica e ascolto una grande varietà di generi.

Al cinema?
Vado matto per i film di Quentin Tarantino. Pulp fiction è in assoluto il mio preferito di sempre.

La Sardegna è per molti anzitutto terra di vacanza. Lei che ci vive, dove va in ferie quando non ci sono partite? E con chi?
Amo molto viaggiare, vedere posti nuovi, provare cose nuove. Viaggio da solo, con gli amici, con la famiglia, dipende dal tipo di vacanza che sto per fare. A volte cerco l’avventura o l’eccitazione, altre volte mi attrae il valore storico di un luogo, altre ancora ho solo l’obiettivo di rilassarmi.

C’è un posto dove non è ancora andato e che le piacerebbe visitare?
Sono stato in quasi tutti i continenti tranne che in Africa: ecco, mi piacerebbe molto andarci, prima o poi. In Italia, invece, vorrei visitare Firenze e la Costiera amalfitana.

Qual è il suo obiettivo sportivo dopo aver vinto le Paralimpiadi?
Vincere la medaglia d’oro è stato fantastico. Era il mio più grande traguardo e sono molto contento di averlo raggiunto. Ora il mio scopo è andare avanti, continuare a lavorare duro, migliorare come giocatore, aiutare i miei compagni e portare al successo la mia squadra qui in Italia.

E il suo sogno nella vita?
Vivo in una bella isola, pratico lo sport che amo con tutto il mio cuore, gioco nella nazionale più forte del mondo, sono il miglior marcatore del campionato italiano, la mia squadra è in vetta alla classifica e, più importante ancora, sono circondato da amici e parenti che mi amano e da sostenitori che mi incoraggiano sempre... Davvero, io il sogno lo sto vivendo già.

Se dico ?famiglia? a cosa pensa?
Non ho una mia famiglia a Porto Torres, ma tutti mi trattano come fossimo una grande famiglia. Negli Usa invece vivono i miei genitori, mio fratello e mia sorella.

In passato ha definito sua madre «un eroe».
Un eroe è qualcuno che ammiri per il suo coraggio, i suoi successi, le sue nobili qualità. Mia madre è stata da sempre la mia più grande sostenitrice: l’ammiro molto, è una donna davvero coraggiosa. Tutto quello che faccio è anche per renderla orgogliosa di me.

Cosa le manca degli Stati Uniti?
Oltre alla famiglia, gli amici. Poi alcuni luoghi e alimenti, le cose legate alla mia storia.

Cosa ha portato agli Usa la vittoria a Rio 2016?
Non ho trascorso molto tempo negli States questa estate e subito dopo le Paralimpiadi sono tornato in Italia per iniziare la stagione. Mi auguro però che il successo a Rio abbia cambiato la percezione degli atleti con disabilità in America. Finora nel mio Paese siamo stati visti principalmente come persone disabili, mentre in altre nazioni, e qui in Italia, percepisco di essere visto in primo luogo come un giocatore di basket. Ecco, spero che l’oro paralimpico contribuisca a far maturare in tutti i miei connazionali questo sguardo.

Cosa può dare la pallacanestro alle persone con disabilità?
Praticare uno sport fa bene al corpo, alla mente e allo spirito, e questo indipendentemente dal fatto che si abbia o meno una disabilità. Per le persone disabili in particolare, però, è una fonte di fiducia: ci regala un obiettivo, ci offre l’occasione di sentirci importanti e di trovare gratificazione.

E a lei, in particolare, cosa ha dato la pallacanestro?
Da quando gioco a basket in carrozzina ho viaggiato per il mondo, mi sono fatto molti amici e ho vissuto esperienze che la gente normalmente può solo sognare di vivere. Questa disciplina sportiva mi ha dato viaggi, amici, successo, soprattutto fiducia e indipendenza. Sì, il basket mi ha dato tutto. [S.C.]

Nella pagina precedente, Scott durante un incontro della Gsd Porto Torres, dove gioca per il secondo anno consecutivo. Reduce da un oro alle Paralimpiadi di Rio, è stato il miglior marcatore della passata stagione in serie A ed è in testa alla speciale classifica anche quest’anno. © Mauro Benedetti/MbPhoto 2000.

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