Dicembre 2013

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RUBRICHE Previdenza

Gabriela Meucci

Andare a vivere all’estero. Cosa cambia per chi si trasferisce

Secondo la normativa, le prestazioni non contributive vanno garantite dal Paese di residenza e non sono trasferibili da uno Stato all’altro. In particolare non sono esportabili assegni, pensioni e indennità concesse per invalidità civile 

Cosa succede se una persona con disabilità decide di trasferirsi all’estero per lavoro o per scelta di vita? Cosa è esportabile in termini di prestazioni sociali e previdenziali, agevolazioni fiscali e altro? Cosa succede se la persona è interdetta o ha bisogno di assistenza continua? Le prestazioni non contributive non sono esportabili da un Paese all’altro. Secondo la normativa comunitaria, le prestazioni speciali a carattere non contributivo (pensione sociale e assegno sociale, pensioni, assegni e indennità per le persone invalide civili, cieche e sorde civili) vanno garantite dal Paese di residenza e, di conseguenza, non sono trasferibili in ambito comunitario o extracomunitario. Pertanto, per quanto riguarda l’Italia, non sono esportabili né l’assegno sociale (ex pensione sociale), né assegni, pensioni e indennità concesse per invalidità civile. Tali disposizioni riguardano coloro che decidono di trasferirsi all’estero, e la possibilità o meno di far accreditare le prestazioni assistenziali in istituti bancari esteri.
L’Inps conferma che le provvidenze economiche concesse alle persone invalide civili non sono accreditabili in istituti bancari esteri, nel caso di trasferimento prolungato in un altro Paese, mentre potranno continuare a essere erogate in Italia, nel caso di un eventuale spostamento all’estero, sempre che la permanenza nell’altro Stato sia di breve durata.

I regolamenti comunitari in materia di sicurezza sociale e libera circolazione dei lavoratori garantiscono, invece, in tutti i Paesi membri dell’Unione europea, l’assicurazione contro la vecchiaia, l’invalidità e la morte (pensioni per attività lavorativa), l’assicurazione per gli infortuni sul lavoro, la disoccupazione, l’assistenza per la malattia e la maternità e le prestazioni familiari. Lo scopo è di tutelare i lavoratori, che hanno svolto attività lavorativa dipendente o autonoma, nel settore privato e in quello pubblico (dal 25 ottobre 1998), nei diversi Stati membri.
In conclusione si ribadisce che, secondo la normativa comunitaria, le prestazioni speciali a carattere non contributivo (pensione sociale e assegno sociale, pensioni, assegni e indennità per le persone invalide civili, cieche e sorde civili) vanno garantite dal Paese di residenza. Per esempio, in Italia i cittadini stranieri residenti e in possesso di permesso di soggiorno Ce (carta di soggiorno) hanno diritto al riconoscimento dell’invalidità civile e anche alle provvidenze economiche che ne derivano. Nel caso tornassero a vivere nel loro Paese e cambiassero la residenza, perderebbero il diritto alle prestazioni assistenziali, ovvero quelle concesse per invalidità civile e anche l’assegno sociale. Ai patronati, infine, ai sensi della legge 152/01, sono attribuiti compiti precisi circa l’assistenza degli italiani all’estero per quanto concerne il conseguimento di prestazioni in materia di sicurezza sociale.

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