Dicembre 2013

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Rosanna Giovèdi

Auto-mutuo aiuto. L’iniziativa della Sede di Roma Nomentano

Dal 2011 il progetto “Costruire insieme” punta al reinserimento nella vita relazionale, sociale e professionale dei lavoratori infortunati. Attraverso momenti d’incontro tra persone “alla pari” e i loro familiari 

Un grave trauma fisico comporta un complessivo e radicale cambiamento, provocando uno stato di malessere che ci allontana dalla comprensione delle vere cause dei nostri problemi e ci fa vivere negativamente con noi stessi e di conseguenza con gli altri. Nel 2011 la Sede Inail di Roma Nomentano ha avviato il progetto “Costruire insieme: gruppi di automutuo aiuto per persone che hanno subito un infortunio sul lavoro e per i loro familiari”, iniziativa caratterizzata da un’attenta riflessione sulle problematiche comuni emerse dal contatto con i lavoratori infortunati o tecnopatici, per favorire la condivisione e il trasferimento di conoscenze e di strategie idonee a superare le difficoltà quotidiane legate alla sopraggiunta situazione di disabilità.
Per avviare il progetto è stato necessario studiare l’azione più idonea al raggiungimento dell’obiettivo principale, ovvero sostenere dal punto di vista socio-relazionale le persone infortunate e i loro caregiver. Il gruppo di auto aiuto è formato da persone che vivono un’esperienza di vita simile; non è un gruppo terapeutico ma un momento di incontro tra persone alla “pari” dove ognuno, con la propria esperienza, le conoscenze e le competenze che da tale esperienza derivano, trae aiuto per sé e per gli altri in una collaborazione reciproca, attraverso il confronto e la condivisione.

I partecipanti al gruppo presentano una certa eterogeneità sia per aspetti anagrafici come l’età e il genere, sia per il tipo di disabilità acquisita (da esiti di amputazioni a tetraplegia, da paraplegia a malattie professionali). Nel gruppo, attraverso lo scambio reciproco, possono cambiare e/o integrarsi le diverse strategie per affrontare le difficoltà quotidiane. Anche il tempo di convivenza con la propria disabilità (da pochi mesi a più di 40 anni) può essere diverso, ma tale eterogeneità si è rivelata positiva perché ha stimolato un arricchimento di informazioni e ha sostenuto l’elaborazione di vissuti personali, oltre che la creazione di reti di supporto. I partecipanti hanno sperimentato in prima persona le tecniche per attivare le risorse di ognuno, facilitare la comunicazione e sviluppare empowerment – una ritrovata capacità di agire riscoprendo le proprie risorse – promuovere la partecipazione, lo scambio, la socialità e la valorizzazione delle singole esperienze, per uscire dall’autoreferenzialità limitante che consiste nell’assumere la propria esperienza come unico metro di valutazione delle diverse situazioni.

Il progetto si è sviluppato nell’arco di 15 mesi, durante i quali ci sono stati ben 28 incontri, alcuni in due gruppi separati (infortunati/familiari), altri in unico gruppo congiunto. Dai questionari raccolti alla fine degli incontri emerge che gli obiettivi iniziali proposti – maggior consapevolezza del proprio stato emotivo, miglioramento delle relazioni familiari, aumento delle competenze sociali, ecc. – sono stati raggiunti.
Il progetto è stato realizzato grazie all’innovativa possibilità dell’Inail di intervenire, a sostegno del miglioramento della qualità della vita, non solo tramite l’erogazione di un dispositivo tecnico, ma contribuendo alla realizzazione delle condizioni necessarie per il reinserimento nella vita familiare, sociale e lavorativa dei lavoratori infortunati e/o tecnopatici, attraverso il potenziamento delle abilità sociali e dell’autonomia della persona. Considerati gli esiti positivi della prima sperimentazione del progetto realizzato tra il 2011 e 2012, nel mese di maggio 2013 la sede Inail di Roma Nomentano ha avviato una nuova edizione, che andrà avanti per un anno. (Ha collaborato la Sede Inail di Roma Nomentano)

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