Dicembre 2013

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Cinema

Blancanieves, la meraviglia di essere diversi

Non parla di disabilità Blancanieves, meravigliosa pellicola in bianco e nero dello spagnolo Pablo Berger, sfrecciata come un fulmine nelle sale italiane senza che il pubblico potesse nemmeno rendersene conto. Da vero capolavoro qual è, il film tratta infatti di amore, morte, passione, candore e tradimento, anche se tra i protagonisti figurano un torero tetraplegico e sette acondroplasici, che altro non sono che i nani della fiaba dei fratelli Grimm, qui reinterpretata in chiave gotica e melodrammatica. A ulteriore testimonianza, se mai ce ne fosse bisogno, che la disabilità non è una categoria sociale e antropologica né tanto meno un genere narrativo, ma una parte integrante della vita di tutti noi.
Vincitore di dieci premi Goya (gli Oscar spagnoli), Blancanieves è un film muto, in grado di trasportare lo spettatore in un mondo cinico e incantato attraverso la forza delle immagini e della colonna sonora di Alfonso De Vilallonga, che accompagna la pellicola dai titoli di testa a quelli di coda. La storia si svolge nella Spagna degli anni Venti, mirabilmente ricostruita: un celebre torero rimane paralizzato a causa di un incidente nell’arena mentre, appena qualche ora dopo, l’amata moglie muore dando alla luce una bambina. L’uomo sposerà la sua infermiera personale e la piccola andrà a vivere con la nonna che si prenderà cura di lei amorevolmente. Alla morte di quest’ultima, la giovane Carmen si trasferirà nella casa paterna in balia della sadica matrigna che la costringerà ai lavori più faticosi, ma non riuscirà a impedirle l’incontro e il ricongiungimento con il padre. Da lui la piccola apprenderà l’arte della corrida, che le risulterà utile una volta incontrati Los enanitos toreros, una compagnia di sette nani toreri girovaghi che portano il loro spettacolo in giro per le aie di una Spagna popolare e contadina. Da lì al successo il passo sarà breve, e con esso Biancaneve attirerà su di sé non solo l’invidia funesta della matrigna, ma anche gli apattrapetiti di impresari cinici e spietati, che scorgono in lei e nei suoi accompagnatori la merce ideale per ricchi bottini. Una trappola nella quale la fanciulla cade candidamente, rivelando ancora una volta la sua totale inadeguatezza alla vita di società: un handicap che la rende vulnerabile come e più dei suoi amici nani.
Il film si chiude catapultando lo spettatore negli abissi paesani e sgangherati dei freak show, gli spettacoli dei cosiddetti fenomeni da baraccone tanto in voga agli inizi del secolo scorso. Dove la mostruosità svela finalmente il suo volto: quello paonazzo dell’avido impresario che riesce a dare anche i sentimenti più puri in pasto all’ignoranza di un pubblico chiassoso e credulone. [A.P.]
La pellicola di Pablo Berger è stata definita da Pedro Almodovar come il miglior film spagnolo dell’anno. Nel cast Maribel Verdu nei panni della matrigna Encarna, Daniel Giménez Cacho (il padre), Angela Molina (la nonna), Macarena García (Biancaneve), Sofia Oria (Biancaneve bambina) e Ramón Barea, Emilio Gavira e Sergio Dorado rispettivamente nel ruolo dei toreri Don Martìn, Jesusìn e Rafita. 

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