Dicembre 2013

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Cinema

La voce silenziosa del Congo

Repubblica democratica del Congo, regione del nord Kivu. Dopo anni di sanguinosa guerra civile, superstizione e credenza magica sono fra i pochi elementi unificanti rimasti alla popolazione. Sono le forze che armano le milizie ribelli Mai Mai nella difesa del territorio, ma che permettono anche di identificare chi è “diverso” come una minaccia: è il caso dei sordi di Butembo.
La storia di queste persone senza voce, spesso rinnegate dalle proprie famiglie ma che non cessano di combattere per la loro dignità, è raccontata in un documentario: The silent chaos, di Antonio Spanò, premiato lo scorso ottobre al Terra di tutti Film Festival di Bologna. Una produzione dell’indipendente Office number four dove sono gli stessi protagonisti a spiegare, in un misto di lingua dei segni americana, francese e congolese, la propria condizione di vita. «La gente ha paura di noi sordi – racconta Dominic nella sua Lis –. Ci credono cattivi e pericolosi perché sono convinti che siamo posseduti dagli spiriti maligni». Le loro parole si intrecciano con quelle dei guerrieri Mai Mai.«Eravamo partiti con l’idea di descrivere i lasciti del conflitto che, con oltre 5 milioni di morti, ha fatto il maggior numero di vittime dopo la Seconda guerra mondiale – dice Spanò –. Invece a Butembo abbiamo incontrato questa comunità silenziosa che ruota intorno all’unica scuola per non udenti di tutta la regione di Nord Kivu, fondata dalla Piccola missione per i sordomuti, e siamo rimasti colpiti dalla loro straordinaria voglia di comunicare». In Africa esiste un dialogo permanente, tipico della cultura orale del continente. «L’uomo che non ha relazioni è un uomo che non esiste», commenta la voce fuori campo, che poi è quella di padre Walire Salvator Kasereka. E così The silent chaos raccoglie le testimonianze di Alex, che odia suo padre perché ha pagato gli studi solo al fratello mentre lui veniva considerato stupido, di Jacob che ha avuto la fortuna di trovare un lavoro come muratore ma con un salario più basso di quello dei suoi colleghi, di Kavira che sa che non potrà mai sposare un ragazzo udente, di bambini picchiati o uccisi dai loro stessi genitori e di Remy, che da piccolo tirava le pietre alla gente che lo fissava e rubava al mercato. Perché in fondo «ognuno parla un linguaggio solo suo, come se fossimo tutti sordi l’uno verso l’altro». [M.T.]

Una docufiction sugli adolescenti disturbati. In tv e sul web. Anna e Giulio sono minorenni: lei è bipolare e lui schizofrenico. Le loro sono solo alcune delle storie affrontate da Rai Educational con la serie tv Disordini, la prima docufiction dedicata al disagio mentale dei ragazzi, andata in onda su Rai Scuola e Raitre. Storie di malattie raccolte e raccontate da Stefano Vicari, neuropsichiatra infantile dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Da questa serie televisiva voluta da Stefano Ribaldi, per la regia di Sandro Vanadia, è nata un’alleanza tra medici, scuole secondarie e genitori che porterà, attraverso il confronto in classe sulle sei puntate di Disordini, a un percorso didattico e a produrre elaborati che saranno pubblicati sul sito Specchioriflesso.net, magazine online di psichiatria infantile del Bambino Gesù. «L’idea di questo lavoro con la Rai e le scuole – spiega Vicari – cerca di superare i pregiudizi e far conoscere i disturbi mentali in adolescenza anche agli insegnanti e ai più giovani». Per rivedere il programma: Raiscuola.rai.it. [M.T.]

Oltre a essere vincitore del Terra di tutti Film Festival di Bologna, The Silent chaos di Antonio Spanò si è aggiudicato anche il premio Unicef al San Giò Verona Video Festival e il riconoscimento come migliore opera per la responsabilità sociale all’Ares film & media Festival di Siracusa. Il trailer ufficiale del documentario si può vedere su Officenumberfour. com.

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