Dicembre 2013

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qualche anno fa era solo una passione praticata da pochi, soprattutto ex alpinisti che avevano avuto un grave incidente o persone disabili al seguito di amici, dopo alcune competizioni internazionali è dal 2011 che si disputano i mondiali (categorie non vedenti e ipovedenti, seating, amputati, disabilità relazionali intellettive): il primo si è tenuto proprio in Italia, nel Trentino. Inoltre, grazie al progetto “Climb for life” – nato dall’incontro tra un giovane climber malato di aplasia midollare, Giovanni Spitale, e il grande arrampicatore e alpinista vicentino Pietro dal Prà –, l’arrampicata è diventata anche un’occasione per informare e sensibilizzare sull’importanza di diventare donatori di midollo osseo.

A Belluno la prima falesia certificata

Chi non sopporta l’idea di chiudersi in palestra tra pesi e attrezzi, e preferisce il brivido dell’avventura, a Belluno può trovare una vera e propria palestra all’aperto. Oggi, infatti, il mondo dell’arrampicata non è più off limits per le persone disabili: lo testimonia la prima falesia certificata in Italia per arrampicatori sportivi con disabilità.
La parete si trova a Frassenè, nel comune di Voltago Agordino, ed è la prima certificata in Italia secondo le linee guida federali per essere utilizzata da atleti disabili. La falesia è nuova di zecca, attrezzata e omologata.
«Il progetto ha il totale appoggio della Commissione nazionale per la disabilità e l’avvallo del Coni – riferisce Silvia Marchiori, responsabile Comitato regionale veneto della Fasi (Federazione di arrampicata sportiva) –. Crediamo che questa sia un’occasione non solo per valorizzare lo sport dal punto di vista delle pari opportunità, ma anche un’imperdibile possibilità di avvicinare gli atleti alla condivisione di sensazioni, fatiche, successi propri dell’arrampicata sportiva su roccia».
La parete è abbordabile da persone con ogni tipo di disabilità e presenta diversi livelli di difficoltà. Per i non vedenti sono state posizionate targhe in Braille alla base delle vie che indicano nome e difficoltà del tracciato, oltre che una targa più generale che illustra il settore, dando indicazioni sull’andamento dei tracciati, sul numero di protezioni e la loro distanza, sulla collocazione della catena di calata. «L’arrampicata sportiva si è dimostrata in molti casi un valido aiuto per ristrutturare l’identità corporea in presenza di disabilità – aggiunge Marchiori –, favorendo l’accettazione di un corpo che, nonostante i suoi limiti, può esprimersi positivamente attraverso notevoli prestazioni atletiche e può ancora far sperimentare nuovi vissuti positivi».
Inoltre la parete si presta a uscite mirate con gruppi per attività di avvicinamento o approfondimento dell’arrampicata sportiva all’aperto, «per stimolare le risorse emotive, psicologiche e percettive». Il progetto ha visto la collaborazione del Cip (Comitato italiano paralimpico) regionale e nazionale, del Corpo forestale dello Stato e della Commissione nazionale falesie.
[Giorgia Gay]

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