Dicembre 2013

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in base alla loro maggiore o minore autonomia: ci siamo fatti raccontare la loro giornata, quanto sforzo impiegassero per lavarsi e vestirsi e se riuscissero a farlo da soli. In seguito abbiamo installato nelle loro abitazioni una serie di kit domotici, personalizzati in base alle loro esigenze».
Ed è qui che quelli di Domos si sono davvero sbizzarriti, come racconta il presidente: «La maggioranza delle apparecchiature è elettronica e può essere comandata in remoto attraverso dispositivi informatici. La chiave di tutto è che oggi all’elettronica puoi far fare quello che vuoi; è solo questione di impostare un valore, che è “sì” o “no”: questo permette di creare servizi altamente personalizzati». Si va, infatti, dalla sveglia per sordi – «un semplice dischetto rotante inserito sotto il cuscino e collegato a una sveglia, che vibra a un orario prestabilito» – ai sensori anti-allagamento posizionati nel bagno, «collegati a un dispositivo di blocco della porta, in modo da evitare alle persone anziane di scivolare, rompendosi un femore».

Ci sono poi le luci di casa collegate a sensori di presenza, che si accendono e si spengono al passaggio «per permettere a chi usa le stampelle di alzarsi durante la notte senza accendere interruttori». Non è la Domos, comunque, che si occupa di produrre simili apparecchiature: il centro funge più che altro da punto d’incontro tra domanda di servizi e offerta tecnologica. «Domos – precisa de Robertis – è il nodo di una rete che in molti tendono a non vedere, che parte dai bisogni delle persone non autosufficienti e, passando attraverso le istituzioni, arriva fino ai produttori di tecnologie. Noi aiutiamo i nostri utenti a ottenere dei finanziamenti, per esempio tramite l’Asl o l’Inail; siamo inoltre in una relazione continua con il Cnr e con le altre realtà della ricerca internazionale, oltre che con le aziende produttrici».
Parallelamente alla sperimentazione, l’associazione ha realizzato un’esposizione dimostrativa, il cosiddetto “appartamento domotico”: uno spazio di 60 metri quadrati diviso tra bagno, camera da letto e cucina, pensato per agevolare la vita di persone colpite dalle più varie forme di disabilità.
«Abbiamo installato piani di lavaggio e cottura vuoti nella parte inferiore – esplicita il presidente – per permettere ai disabili motori di infilarvi le gambe. Ci sono poi i fornelli a induzione, consigliati per quei disabili cognitivi che non hanno il senso del pericolo pienamente sviluppato. Inoltre abbiamo una serie di ausili per sordi, come citofono e sveglia, collegati a un braccialetto elettronico che vibra e segnala quale sia il dispositivo in funzione». Naturalmente tutte le apparecchiature sono gestibili in remoto, tramite computer o smart media: «In questo modo – conclude De Robertis – possiamo perfino programmare degli scenari, decidendo per esempio di far partire le luci o i fornelli alla tal ora».
Il futuro è già qui, dunque. E non è soltanto roba da ricchi.

L’appartamento domotico di Conversano è ampio 60 metri quadrati e diviso tra bagno, camera da letto e cucina

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