Dicembre 2013

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conto fino in fondo di cosa mi fosse accaduto. Era quando tornavo a casa dei miei, inizialmente solo nel finesettimana, che sentivo tutto il peso e la diversità della mia condizione: non potevo fare quasi più nulla di quello che facevo prima. Con la carrozzina, non riuscivo a spostarmi in casa, non potevo entrare in bagno, non ero autonomo in nulla. La prima volta che sono tornato a casa per due giorni, non ho resistito neanche fino alla fine del sabato: mi sono fatto riaccompagnare al centro il pomeriggio stesso, perché lì solo mi sentivo a mio agio, quella ormai era la mia casa».
Senza barriere, pensati per chi si sposta in sedia a ruote, gli ambienti del centro garantivano a Samuel un’autonomia che non riusciva a trovare da nessun’altra parte. «Poi, però, sono dovuto tornare a casa, non potevo restare lì fino alla fine dei miei giorni. Allora ce l’ho messa tutta per reagire: merito anche della mia ragazza, incontrata due anni dopo l’incidente e divenuta mia moglie un anno fa – prosegue Samuel –. Lei mi ha aiutato a riprendere in mano la mia vita: così ho preso la patente e mi sono dato da fare per ricominciare. Dopo aver vissuto ancora con i miei genitori alcuni anni, nel 2007 sono andato a vivere con lei in Val di Fiemme: un appartamento pieno di barriere, in cui non riuscivo a muovermi, dove siamo rimasti per sei anni. Nel frattempo sognavo e progettavo la nostra nuova casa e acquistavo il terreno per costruirla».

È a questo punto della storia che l’Inail, presenza e sostegno costante accanto a Samuel fin dall’incidente, entra in gioco con un progetto ambizioso: trasformare la casa dei sogni in una casa vera. Un’abitazione non solo senza barriere, con gli spazi giusti e le accortezze necessarie per permettergli di muoversi in autonomia, ma anche interamente controllabile e gestibile attraverso un tablet a sfioramento. «Abbiamo realizzato un impianto di domotica all’avanguardia – riferisce Stefania Marconi, direttore provinciale dell’Inail di Trento –. Samuel può gestire, o tramite tablet quando è in casa o dal cellulare quando è fuori, tutto il sistema di riscaldamento e illuminazione; può richiedere la riparazione di eventuali danni, aprire e chiudere porte e tapparelle». Inoltre – continua Marconi – «abbiamo realizzato un garage allo stesso livello dell’appartamento, con una rampa riscaldata contro la neve e il ghiaccio, frequenti nella zona di montagna in cui vive. Per noi Samuel è un esempio, trasmette la voglia di vivere, ha uno sguardo positivo sulle cose e trova sempre il modo di immaginare come superare i problemi. Samuel Falvo nella cucina accessibile del suo appartamento in Val di Fiemme Stiamo anche pensando di coinvolgerlo come testimonial incoraggiante per chi attraversa il difficile momento che segue l’infortunio».
Da circa un anno, Samuel vive con sua moglie Katia e suo figlio Sebastian nella sua “casa dei sogni”: «La mia vita è cambiata completamente da quando sono qui: ho riconquistato l’autonomia, riesco a fare quasi tutto da solo. È stato difficile e costoso realizzare questo appartamento, ma ho ricevuto un fondamentale sostegno economico dall’Inail. E poi ho avuto sempre l’appoggio e l’incoraggiamento dei miei genitori, che hanno superato le loro stesse paure per aiutarmi a reagire. Quindici anni fa, quando il mondo mi crollò addosso, non immaginavo che sarei riuscito ad avere tutto questo. Oggi, invece, sono anche papà: mio figlio mi ha conosciuto così come sono adesso e sa già perfettamente cosa può chiedermi e cosa no. È un sogno che è diventato realtà».

La rinascita di Mattia? All’Inail di Rovigo

Mattia aveva 17 anni – ora ne ha 23 –quando un macchinario del pastificio in cui da pochi mesi lavorava lo ferì gravemente: non ci fu niente da fare per il suo braccio destro, che venne amputato all’altezza del terzo medio. «Passai gli anni successivi avanti e indietro tra ospedali e ambulatori – ricorda –, facendo numerosissime visite mediche, terapie e incontri con vari psicologi. Non era facile accettare la cosa: mi sentivo diverso e inutile, quasi un peso per la mia famiglia e i miei cari, che comunque non hanno mai smesso di starmi vicino». L’Inail di Rovigo, che aveva preso in carico il suo caso fin dall’inizio, provò a dargli una prima risposta: una protesi fornita dal Centro di Vigorso di Budrio (Bologna). Fu però nel 2011 che dall’Istituto arrivò la risposta più significativa, quella che – forse inconsapevolmente – Mattia stava cercando: «Venni assunto come addetto alla portineriareception, proprio presso la sede Inail di Rovigo. In pochi possono davvero immaginare cosa si prova a essere reintegrato nella società, l’emozione di tornare a capire che, nonostante il mio handicap, ero ancora utile a qualcosa – racconta –. Mi è tornato il sorriso: se la gente si fermasse a interpretarlo, capirebbe che ho ritrovato in me la voglia di vivere! Perché questo per me non è solo un lavoro, ma un’occasione di rinascita». Di occasioni come questa l’Inail di Rovigo ne ha create tante, anche grazie al protocollo d’intesa con la Provincia siglato due anni fa: un accordo per l’inserimento lavorativo e, quindi, per quella rinascita che farà ritrovare il sorriso a tanti altri ancora. [C.L.]

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