Dicembre 2013

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L ’INCHIESTA Occhi al cielo

luoghi si vedono tanta attenzione e rispetto nei confronti delle persone malate e disabili: un comportamento che poi dovrebbe continuare anche nella vita quotidiana», ci tiene a sottolineare Anna, approdata per la terza volta alla Grotta di Massabielle con il marito Massimo e un gruppo di pellegrini partiti da Civita Castellana, in provincia di Viterbo. Un tour in pullman fra santuari perché «la fede è una fiamma che va continuamente alimentata, altrimenti rischia di spegnersi».

Che la cittadina ai piedi dei Pirenei sia accessibile sembra quasi scontato: ogni anno viene visitata da cinque milioni di pellegrini, molti dei quali con disabilità. Così non solo il santuario mariano celebre in tutto il mondo è accessibile, ma anche hotel e negozi, strade e cinema. Luoghi per tutti, insomma. Certo, in molti hanno fiutato il business.

Quella pace del miracolo interiore

Non ricordo di aver mai davvero sperato in un miracolo, nella mia lunga militanza di persona con disabilità fisica, iniziata con la nascita, oltre 61 anni orsono. Però ho sempre rispettato, e spesso ammirato, chi è riuscito, attraverso la fede, a metabolizzare e accettare una malattia, un dolore forte, un figlio o un parente segnati dalla sofferenza.
Il percorso che porta a Lourdes viene da lontano, è spirituale ma anche profondamente terreno, umanissimo nella speranza di un cambiamento brusco del destino, che si fatica ad accettare. Ecco perché in molti raccontano di un “miracolo interiore” che consiste sostanzialmente nell’accettazione, nella pace interiore, nella riconciliazione con il proprio corpo, nella condivisione comunitaria di un destino insondabile, determinato da una volontà superiore. Il fenomeno delle guarigioni inspiegabili, poi, merita ulteriore rispetto anche da parte di chi non crede, o comunque dubita, per fiducia razionale nella scienza positivistica.
Personalmente sono convinto che non tutto sia spiegabile nelle nostre esistenze finite, che di per se stesse, anche senza miracoli, presentano coincidenze, rimandi misteriosi, a volte autentiche “luccicanze”. Magari facciamo fatica a riconoscerle, queste presenze, forse per malcelato orgoglio o per paura. È difficile infatti convivere con la nostra finitezza, con le luci e le ombre del destino, specie in una società come questa, che fa della perfezione fisica, anche estetica, un valore quasi fondamentale, e non un dono fortuito della natura.
C’è un nesso tra il desiderio crescente di miracoli e questa ossessiva esposizione di corpi belli e perfetti? Perché è così importante sconfiggere la malattia o l’imperfezione fisica? Il senso di una vita è più profondo, e credo che anche per chi è animato da una fede religiosa profonda, non sarebbe inutile una riflessione obiettiva sui rischi insiti nella cultura dei miracoli, ossia la non accettazione del deficit e del dolore. In ultima analisi, della morte. [Franco Bomprezzi, giornalista, presidente della Ledha e primo direttore di Superabile.it]

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