Dicembre 2013

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preghiere le ha sentite, perché anche se ho due gambe finte – che mi ostino a chiamare gambe, non protesi – comunque sono in piedi», sottolinea. E ricorda: «Mentre ero in ospedale, ho fatto un voto: venire a Lourdes, davanti alla Grotta delle apparizioni, se avessi camminato di nuovo. E ci sono venuta, anche se il passaggio alle gambe finte non è stato immediato e avevo bisogno ancora delle stampelle, della sedia a ruote. Così ho chiesto alla Madonna: “Perché proprio a me?”. E lei mi ha suggerito di girare la domanda: “Perché non a te? Che hai più degli altri”. In quel momento ho capito che anche con due gambe finte potevo fare tante cose. E se ce l’ho fatta io, possono farcela anche gli altri».
Tuttavia, «chi non ha desiderato almeno una volta la grazia di essere guarito?». A formulare la domanda retorica è don Danilo Priori, 43 anni,

 

Un fenomeno collettivo. E non è importante che succeda davvero

Il fenomeno del miracolo mi pare particolarmente interessante da un punto di vista storico, poiché costituisce un osservatorio privilegiato per comprendere l’immaginario e le percezioni della disabilità nelle diverse epoche. Da questo punto di vista l’interesse del miracolo sta nel fatto che sia un fenomeno collettivo e non è affatto importante che avvenga davvero. Attorno al miracolo è infatti possibile studiare la portata culturale e sociale delle credenze, della pena che suscitano le infermità al punto di pensare che si possa guarirne attraverso un miracolo, dei luoghi in cui dovrebbero avvenire, dei viaggi che si fanno per raggiungerli, dei riti che li officiano, delle persone che il miracolo stesso mobilita indipendentemente dal fatto che avvenga realmente. E poi, resta tale anche se l’autorità preposta dice che in realtà non è accaduto nulla di davvero miracoloso? Allo stesso modo è interessante studiare i dibattiti che animano la ratifica o meno dell’avvenuto prodigio.
Attorno al miracolo è possibile misurare il sottile confine tra malattia e disabilità che oggi esiste, mentre nei secoli passati le due dimensioni erano spesso accomunate. In ogni caso, continuo a pensare che anche per il presente il miracolo sia un fenomeno collettivo interessante, capace di svelare numerosi meccanismi della percezione culturale e sociale della disabilità. Naturalmente è necessario tarare le questioni. A me sembra interessante cercare di capire le ragioni del permanere della credenza nel miracolo all’interno di società decisamente meno cristianizzate rispetto ai secoli precedenti. Sono certo che sperare e credere in un’avvenuta guarigione nel 2014 abbia significati completamente diversi rispetto a quanto si credeva anche solo 100 anni fa. Sono altrettanto certo che tutto ciò che si è costruito da qualche tempo attorno ai luoghi del miracolo abbia un valore culturale e sociale ugualmente da tenere in considerazione per comprendere il fenomeno attuale. Mi riferisco alle possibilità di viaggio che abbiamo oggi, sconosciute fino a qualche decennio fa. Penso al turismo che circonda i luoghi miracolosi, al proliferare di libri e trasmissioni radiotelevisive attorno ai miracoli, ai film. [Matteo Schianchi, storico]

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