Dicembre 2013

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sposata e madre di due figli, nonna a tempo pieno di due nipoti, che racconta: «La prima volta sono venuta per chiedere una grazia per me, poi mi sono vergognata di averlo fatto, vedendo tante persone sofferenti e malate». Per l’ottantenne Anna Maria, napoletana doc e “veterana” di Lourdes – ci viene da mezzo secolo, prima come pellegrina e poi come volontaria Unitalsi – «alcune persone malate e disabili vengono per domandare il miracolo, poi imparano a convivere con la loro croce».

D’altronde, le guarigioni fisiche accertate ammontano a poche decine e sono guardate sì con fede, mista talvolta a disincanto. E gli stessi miracolati, in moltissimi casi, non avevano chiesto un prodigio per se stessi, come testimonia Danila Castelli, 67enne

Inavvertito e segreto. Come un’ombra alle spalle

Il miracolo per me somiglia al fulmine: una immensa energia che si concentra in un punto ma che ha bisogno per raggiungere il bersaglio di una scintilla pilota che parte dal basso. Ecco, il miracolato è qualcuno che ha sfregato così forte la domanda di salvezza dentro di sé da innescare la scintilla. A quel punto di carica elettrica si scatena il miracolo. Non sono credente, non posso rivolgermi alla divinità. Nei confronti dei miei genitori ho accudito le loro malattie, vivendo con loro fino al termine. Credo che ognuno sia responsabile del dolore che ha intorno, nei suoi stretti paraggi. Se non si è coinvolti per professione o per missione nel dolore del vasto mondo, basta fare anche solo il proprio dovere nei dintorni. Il miracolo avviene di continuo, ma passa inavvertito, segreto come un’ombra alle spalle. Quando succede una disgrazia, penso a quante volte non è successa. Tutti i milioni di immigrati che sono venuti da noi con viaggi da funamboli, da eroi della necessità, sono il risultato di una tempesta di miracoli accorsi per ognuno. E, ai miei occhi, un vero miracolo potrebbe essere riabbracciare i miei scomparsi. Lo faccio in sogno. [Erri De Luca, scrittore]

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