Febbraio 2012

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Costretto su una sedia a rotelle

È l’archetipo, la colonna portante, il tormentone dei luoghi comuni più biecamente usati dai giornalisti italiani. Se ci pensate bene, è perfino intraducibile. Solo nella nostra lingua sembra avere un senso. E invece questa espressione è micidiale, perché parte dalla convinzione che l’handicap sia colpa della sedia a rotelle, e cioè sposta la disabilità, la mancanza di mobilità fisica, proprio su quel mezzo – la carrozzina – che al contrario consente, a chi ne fa uso, di muoversi liberamente o spinto da qualcuno.
Io scrivo, di me stesso: vivo e lavoro in sedia a rotelle. Ringrazio chi l’ha inventata e perfezionata. Perché quando ero ragazzo non esistevano sedie a rotelle superleggere o elettroniche. C’erano solo dei pezzi di ferro a ruote, pesanti e difficili da manovrare. Ora la sedia a rotelle (in inglese wheelchair) è da un lato un ausilio tecnologicamente avanzato, versatile, personalizzabile, e dall’altro il “simbolo” del paradigma della disabilità, a partire dal logo stilizzato del contrassegno internazionale. È forse questo il paradosso più intrigante dal punto di vista della comunicazione e dello stigma. Siamo “costretti” a usare la sedia a rotelle, ma solo come simbolo. Per il resto, ben venga la libertà di muoversi a ruote.

Franco Bomprezzi

Giornalista, opinionista di Vita, cura il blog FrancaMente su Vita.it e il forum Ditelo a noi su Corriere.it. Consulente sulle politiche per la disabilità del Comune di Milano. È stato il primo direttore editoriale del portale Superabile.it

Deficit

La parola deficit deriva dalla terza persona del verbo latino deficiere, che significa “mancare”. Ancora oggi la nostra lingua definisce deficit una mancanza oggettiva. Tuttavia, per spiegare più facilmente che cosa questo significa in pratica, posso dire che cosa il deficit non è. Il deficit non è malattia, è solo il danno biologico che può derivare da una malattia, da un incidente o palesarsi come una caratteristica presente dalla nascita. Il deficit, al contrario della malattia, è incurabile e resta sempre invariato.
Nell’immaginario collettivo si tende di solito a confondere la parola deficit con handicap. Sono in realtà due concetti estremamente diversi. A differenza del deficit, che è proprio della

Claudio Imprudente

Giornalista, formatore, scrittore, è presidente del Centro Documentazione Handicap di Bologna e direttore della rivista Hp-accaparlante. Collabora con Superabile.it. Ama definirsi non disabile, ma diversabile

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