Febbraio 2012

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ACCADE CHE...

FRONTIERE

La prossima sfida? Il braccio bionico, ma a costi accessibili. A Vigorso di Budrio il Centro Inail rilancia

La ricerca scientifica corre anche nel campo della protesica, e in Italia l’osservatorio migliore per capire quali potranno essere i traguardi futuri è il Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio, alle porte di Bologna. «Fino a pochi anni fa una tecnologia come quella del re-walk, l’esoscheletro attualmente in sperimentazione a Budrio, non era nemmeno immaginabile, mentre ora sappiamo che nei prossimi quattro-cinque anni sarà di molto migliorabile, soprattutto per quanto riguarda l’affaticamento», spiega l’ingegner Gennaro Verni, direttore tecnico del Centro.
La tecnologia, in altre parole, sta facendo passi da gigante. «Anche le protesi cosiddette bioniche non saranno un traguardo difficile da raggiungere nei prossimi dieci anni – continua Verni –, ma il vero problema sono i costi, che diventano sempre più alti. Un esempio? Il braccio bionico progettato da un’azienda americana ha un prezzo complessivo di 360mila dollari». La sfida, dunque, è riuscire a rendere disponibili per tutti i nuovi prodigi tecnologici. Con l’assorbimento di Ispesl e Ipsema da parte di Inail questa prospettiva è forse più vicina. «Di certo, è un grande vantaggio che ci dà la possibilità di diventare uno dei più importanti poli italiani nella ricerca».
E il Centro di Budrio si candida a diventare il fiore all’occhiello di questo nuovo polo. «Abbiamo la fortuna di avere un gran numero di pazienti, con la possibilità di testare le nuove tecnologie su di loro in tempi brevi», conclude l’ingegnere, sottolineando la mentalità orientata al paziente: «Laddove è possibile, cerchiamo di dare all’infortunato sul lavoro o all’invalido civile quanto di meglio è disponibile nel campo della protesica. Ma sempre dopo averlo testato».

L’INIZIATIVA

A Roma la prima sartoria creativa che impiega persone con disagio mentale

Si chiama “Lakruna. Artigiane con cura” la prima sartoria creativa di Roma. Nel negozio di via Erasmo Gattamelata 56, vicino al Centro diurno sperimentale dell’Asl RmC, si effettuano ripa- razioni, si creano abiti su misura, si confeziona abbigliamento per persone disabili, ma anche regali e grembiuli per i bambini della scuola Montessori, tutti diversi uno dall’altro.
L’impresa sociale è scaturita grazie a un laboratorio di sartoria curato per due anni nel centro diurno: qui Gabriella Mezzanotte e Sabine Riccardi, due sarte del quartiere Prenestino, hanno conosciuto altre quattro donne che seguivano il percorso terapeutico. «Un’esperienza di mutuo aiuto, da cui è nata questa idea – racconta Gabriella –. Abbiamo capito che in realtà siamo tutti uguali, con dei problemi da risolvere».

L’EVENTO

21 marzo: Giornata della sindrome di Down

È stata fissata al 21 marzo di ogni anno la Giornata mondiale della sindrome di Down. Lo stabilisce una risoluzione delle Nazioni Unite, dando così una veste ufficiale alla celebrazione del World Down Syndrome Day, che già da alcuni anni si celebra in Italia e in molti altri paesi del mondo. La data è stata scelta perché il 21 è il numero della coppia cromosomica che caratterizza la sindrome di Down, mentre marzo è il terzo mese dell’anno: proprio come il terzo cromosoma in più (tre invece di due) all’interno della coppia. Finora hanno aderito una trentina di Stati, sollecitati a prendere iniziative per promuovere la consapevolezza della sindrome di Down nella società, compreso l’ambito familiare.

Da questo numero, partono le rubriche “Il mio best-seller” (scritto da una penna sempre diversa e speciale, per suggerire un volume) e “Il pranzo della domenica”: presenta ristoranti gestiti da personale con disabilità.

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