Febbraio 2012

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L’ESPERTO RISPONDE

a cura del Consorzio sociale Coin

Scuola

Sono un insegnante di sostegno della scuola secondaria di primo grado. Quest’anno sono stato assegnato a uno studente affetto da gravi patologie, con rapporto uno a uno. Da qualche settimana l’alunno non entra in classe, ma staziona nei locali dell’istituto in compagnia delle assistenti Unitalsi. Inoltre nelle ore in cui l’alunno è fuori dall’aula (quindi durante le mie ore di lezione) vengo utilizzato per sostituzioni di colleghi assenti. Cosa devo fare?

Nella nota del ministero dell’Istruzione, università e ricerca datata 8 novembre 2010, protocollo n. 9839, «si ribadisce l’obbligo di provvedere alla sostituzione del personale assente temporaneamente, prioritariamente con personale della scuola in soprannumero o con ore a disposizione o di contemporaneità non programmata in applicazione di quanto previsto dall’art. 28, commi 5 e 6, del Ccnl/07 e, in subordine, mediante l’attribuzione di ore eccedenti a personale in servizio e disponibile nella scuola fino a un massimo di sei ore settimanali oltre l’orario d’obbligo.
La sostituzione dei titolari assenti con i docenti di sostegno potrebbe verificarsi solo in casi eccezionali non altrimenti risolvibili».
Anche le Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità del Miur evidenziano che «l’insegnante per le attività di sostegno non può essere utilizzato per svolgere altro tipo di funzioni se non quelle strettamente connesse al progetto d’integrazione, qualora tale diverso utilizzo riduca anche in minima parte l’efficacia di detto progetto». Riguardo al ragazzo che non sta in classe con i compagni, la circolare ministeriale 15 giugno 1988, n. 153, ribadisce «l’illegittimità dell’uscita dalla classe degli alunni con handicap, salvo i casi in cui un periodo di attività individuato fuori della classe sia espressamente previsto dalla stesura del piano educativo individualizzato e concordato tra docente specializzato e docenti curricolari».

Casa

Vorrei sapere se è necessario che la porta dell’ascensore installato recentemente nel condominio dove abito abbia un meccanismo automatico di chiusura oppure se si possa trasformare in manuale, visto che spesso il meccanismo si inceppa e l’ascensore non si chiude più e diventa inutilizzabile. Poiché nessuno dei condomini è sulla carrozzella, non ci sarebbero problemi nel chiudere la porta da parte di nessuno. È permesso dalla legge 13/89 cambiare il meccanismo di chiusura? Se sì, a quali condizioni?

Secondo le indicazioni contenute nel decreto di attuazione della legge n. 13/89, il decreto del ministero Lavori pubblici datato 14 giugno 1989, n. 236, le porte di cabina e di piano devono essere del tipo automatico e di dimensioni tali da permettere l’accesso alla sedia a ruote.
Il sistema di apertura delle porte deve essere dotato di idoneo meccanismo (come cellula fotoelettrica, costole mobili) per l’arresto e l’inversione della chiusura, in caso di ostruzione del vano porta. Nel caso di adeguamento, la porta di piano può essere del tipo ad anta incernierata, purché dotata di sistema per l’apertura automatica.
In tutti i casi, le porte devono rimanere aperte per almeno otto secondi e il tempo di chiusura non deve essere inferiore a quattro secondi.
In sintesi, queste sono le indicazioni contenute nella normativa di riferimento per il superamento delle barriere architettoniche. Tali requisiti sono finalizzati al migliore utilizzo di spazi e attrezzature da parte di una utenza ampliata, quindi ne trarranno beneficio non solo coloro che utilizzano la sedia a ruote, ma anche le persone anziane, le mamme col passeggino, le persone con disabilità temporanea, ecc.
Alla luce di quanto indicato nel decreto citato, le consigliamo di procedere a un’attenta revisione della porta esistente e di prevederne la riparazione o la sostituzione con altra porta, ma sempre di tipo automatico.

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