Febbraio 2012

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MUSICA

Dagli slum di Kinshasa al cuore dell’Europa

Dire che sono un gruppo di musicisti africani è davvero troppo poco. Puoi vederli suonare in giro per il mondo, dagli States ai festival europei di musica etnica. Tengono la scena come artisti navigati e fanno scatenare il pubblico con i loro ritmi caldi, eppure se raccontassero la propria storia verrebbe da pensare a un vero miracolo.
Sono i congolesi della Staff Benda Bilili, suonatori di strada disabili e orfani senza tetto, gli shegué. Per anni hanno vissuto nello zoo dismesso di Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, suonando per alimentare il loro innato ottimismo, nonostante la povertà e la poliomelite.
In lingua lingala il loro nome significa «guarda oltre le apparenze», e con la loro musica trasmettono proprio questo: una vitalità che va oltre la malattia, la disabilità e l’indigenza che li ha segnati profondamente.
Come gruppo sono nati un po’ per caso. Le loro vite si sono incrociate per le strade povere di una città di circa otto milioni di abitanti. Ricky, Koko, Djunana, Théo e il più giovane di tutti, Roger, uno shegué abbandonato a se stesso all’età di sette anni. Di giorno tiravano avanti arrangiandosi e di notte si ritrovavano a suonare per raccattare qualche soldo. Per strada hanno imparato a superare la disabilità, a muoversi con i loro tricicli motorizzati e a manopola, o sulle stampelle. Per strada hanno anche imparato a suonare. Roger si è perfino costruito uno strumento con le proprie mani mettendo insieme una latta, una corda di chitarra e un pezzo di legno. È lo strumento più originale del gruppo e ha un suono inconfondibile.
Alcuni di loro per anni hanno dormito sui cartoni, ma non hanno mai perso il sorriso. In una canzone del loro ultimo disco, Tres tres fort, cantano: «Un uomo non è mai finito, una possibilità può arrivare in qualsiasi momento senza avviso. Non è mai troppo tardi nella vita. Non giudicare la vita di un uomo, uno non si sceglie la propria vita. Non giudicare la vita dei bambini di Makala, uno non si sceglie la propria vita. I bambini di Dotche sono grandi stelle. E dormono nei cartoni».
La loro fortuna è stata quella di incontrare un fotografo e un pubblicitario francesi, che dopo averli filmati li hanno segnalati alla Crammed disc, un’etichetta indipendente belga. Partiti da Bruxelles, i produttori li hanno incontrati e registrati per la prima volta con un computer portatile mentre suonavano come ogni sera. Da allora la loro vita è cambiata e la loro musica continua a girare per il mondo, tanto che qualcuno li ha definiti i nuovi Buena vista social club. Ora stanno lavorando su un nuovo disco in uscita il prossimo anno, e intanto preparano la tournée estiva tra Francia e Olanda. Il 5 giugno saranno anche in Italia, a Trento, per il momento unica data italiana.

[Giovanni Augello]

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