Febbraio 2012

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una specie di fenomeno da baraccone che i media vogliono catturare in esclusiva, violandone la sacrosanta privacy.
A narrarne la storia è il fratello, che insieme ai genitori e alla ex fidanzata di Mal si trova a dover condividere forzatamente un clima da circo mediatico innescato da un pizzico di insana follia: psicosi analoga a quella di chi cerca di insinuarsi morbosamente nelle pieghe di questa famiglia, non solo nei tessuti adiposi di Mal. Ironicamente, non si capisce quale fenomeno sia più patologico: quello che inchioda a un giaciglio un giovane di belle speranze o la frenesia di trovare un “mostro” da sbattere in prima pagina e da additare al pubblico ludibrio.
Con un linguaggio dissacrante, ironico fino a sconfinare nel sarcasmo, il trentenne londinese David Whitehouse – giornalista e autore del cortometraggio The Archivist, prodotto dalla Bbc – ritrae i vari personaggi e le loro vicende nel suo romanzo d’esordio, con il quale ha vinto la prima edizione del To Hell with Prizes per la narrativa inedita. Il titolo originale del volume, Bed (Letto), traduce plasticamente il tono graffiante e irriverente adottato fin dalle prime righe: «In vent’anni Mal è diventato un pianeta con i suoi territori inesplorati. Noi eravamo i satelliti, catturati nella sua orbita». Un contesto familiare che si trova a confrontarsi con disturbi comportamentali poi degenerati, restituendo il clima di tensione che contagia tutti i parenti stretti quando si deve affrontare – senza scorciatoie che tengano – la disabilità di uno fra loro.

[L.B.]
IL MIO BEST-SELLER

Pinocchio, burattino sempre attuale

Antonio Guidi

Rischiando di essere banale, non posso nascondere che il mio libro preferito è Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, scritto da Carlo Collodi. Da piccolissimo imparai a leggere proprio su questo classico della cosiddetta letteratura per ragazzi regalatomi da mio nonno, Angelo Flavio, con tutte le figure in rilievo che si muovevano.
Ad affascinarmi fu la parabola infinita di questo burattino, nato da un tronco e che, passando per mille vicende di terra e di mare, ha entusiasmato tantissime generazioni. Ma, oggi, ne parlo per averlo riletto con gli occhi dell’adulto. Questo libro mi ha talmente conquistato che da decenni, oltre a raccogliere le sue varie edizioni con l’intensità del più appassionato collezionista, raccolgo tutte le sue rappresentazioni in legno, tanto che il mio studio oramai è stracolmo di Pinocchi. Una collezione colorata e allegra che continua a crescere.

Ma perché questo fascino? In Pinocchio vedo vari aspetti della mia vita. Ognuno di noi tende a identificarsi o a contro-identificarsi nel protagonista, e nel mio caso i motivi sono effettivamente tanti. Intanto, Pinocchio nasce da un pezzo di legno inanimato e anch’io sono nato rimanendo inanimato per interminabili minuti. Quindi, a legarmi al personaggio è la rigidità del burattino che ricorda tanto la mia spasticità. Poi la presenza di una fatina dai capelli turchini mi porta alla mente la mia fatina/nonna Fransisca: dopo cinquant’anni si tingeva ancora i capelli bianchi, che così diventavano azzurri. La mia fatina protettrice nell’epoca difficile degli anni Cinquanta, quando era ancora presente (e purtroppo sotto pelle esiste ancora) il razzismo fascista e post di rifiuto della disabilità. Inoltre, vedo in Pinocchio le fasi estremizzate dello sviluppo di un adolescente: l’incomprensione degli adulti, le difficoltà scolastiche, il rischio delle cattive compagnie (dal Gatto e la Volpe a Lucignolo e Mangiafuoco). E infine, la dolorosa strada verso una vita di “normalità”.
In questo volume rivedo le migliaia di casi, tutti diversi e tutti uguali, che ho visto in più di quarant’anni di affascinante e terribile professione di neuropsichiatra infantile. Infine, negli ultimi vent’anni della mia vita, quella del politico, rivedo il bugiardo a cui cresce troppo il naso. Certo, ci sono troppi politici a dir bugie, ma è anche vero che l’antipolitica è la bugia più grossa perché nasconde grandi affari e poca democrazia. Beh, io tra i politici ho avuto l’opportunità di conoscere il bisogno reale delle persone con disabilità. Bisogni forti, tanto forti che nel tempo non ti permettono di dire bugie.
Tornando a Pinocchio, il più grande pinocchiaro della storia, di Orvieto, un giorno mi regalò un enorme Pinocchio con due uccelli sul naso e mi disse: «Spero che questi uccellini, beccando sul naso, riducano la tua possibilità di dire bugie». Credo lo abbiano fatto.

Neurologo e neuropsichiatra infantile, Antonio Guidi è stato responsabile del dipartimento Handicap della Cgil, ministro della Famiglia e sottosegretario alla Salute. Attualmente ricopre il ruolo di delegato del Comune di Roma per le Politiche sulla disabilità

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