Febbraio 2012

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CULTURA

LIBRI

Tra fantasy e realismo, la fatica di crescere

Mariam Petrosjan La casa del tempo sospeso Salani 2011 pagine 879, euro 20

È stato etichettato come romanzo fantasy, ma non ci sono né draghi né maghi né folletti. Il volume della scrittrice armena Mariam Petrosjan è arrivato in Italia dopo aver fatto incetta di premi in Russia dove ha vinto, tra l’altro, il Russian Literary Award 2010.
La storia è singolare: alla periferia di una città senza nome sorge una Casa solitaria, diversa dalle altre abitazioni, che tutti chiamano la Grigia e nessuno vorrebbe nelle vicinanze. Ci vive un gruppo di ragazzi, tutti disabili, che in questa strana Casa trascorrono l’infanzia e l’adolescenza preparandosi, una volta raggiunta la maggiore età, a tornare nella vita reale.
Nella Casa vigono regole ferree e gli episodi di nonnismo sono all’ordine del giorno. Non esistono nomi, ma solo soprannomi: Fumatore, Piagnone, Criceto, Lord, Sfinge. Ognuno, con i propri limiti, cerca di superare le prove che la vita gli impone, difendendosi in primo luogo dalla crudeltà del gruppo.
Come Cieco, che affina l’arte di individuare i punti deboli dei suoi nemici riuscendo, in questo modo, ad avere la meglio sui ragazzi più forti di lui. E ognuno si rifugia in piccoli sottogruppi dall’identità marcata: i Fagiani ordinati e metodici, i Ratti chiassosi e vestiti da punk, gli Uccelli che ricamano a punto croce e coltivano fiori. Analogamente a La compagnia dei celestini di Stefano Benni, i ragazzi si fanno strada da soli in un mondo dove i grandi sono assenti o molto marginali.
Abbandonati dalle famiglie, i piccoli abitanti della Casa sperimentano da soli passioni, sentimenti, paure. Attraversando da soli l’infanzia, in un bizzarro e imprevedibile viaggio verso l’età adulta.

[A.P.]
LIBRI

Voglia di normalità. Ma non fittizia

Ileana Argentin Chissà cosa si prova a ballare Donzelli 2011 pagine VII-136, euro 15

Sette mesi di diario in cui si racconta. E non basta che scriva, nero su bianco, di non voler cambiare la sua esistenza con quella di nessun altro, perché il primo handicap è la rinuncia a una vita «normale». Anche se occorre intendersi sul concetto autentico, vicino all’autenticità; invece nella normalità fittizia «tutti girano intorno alle cose e non sai mai fino in fondo se ti hanno accolto oppure no». Ileana Argentin, quasi 48 anni, fa entrare il lettore in punta di piedi nella sua quotidianità.
Cominciata, sì, con l’amiotrofia spinale fin dalla nascita, ma così piena di impegni e di affetti da farle dire: «Quanto mi dispiace per la gente comune che, quando vede “noi strani”, si rattrista. Io non provo mai senso di pena, ma queste persone mi provocano pietà. Chissà cosa pensano di noi? Che siamo tristi? Disperati? Che viviamo male? Non lo so, però deve essere brutto vivere la “situazione” dall’altra parte. Pensa: vedersi tutto al posto giusto e in movimento e pensare che chi hai di fronte non può fare le tue stesse cose… deve essere dolorosissimo, io mi dispererei».
Senza peli sulla lingua, l’autrice – che è anche presidente dell’Associazione laziale motulesi – fa emergere chiaramente dai fili della sua storia pregiudizi, luoghi comuni e banalità che incrocia spesso. Insieme a umanità, buon senso e allegria, a fragilità “comuni”, a un carattere talvolta spigoloso e a vanità squisitamente femminili, come la cura dei capelli («la parte più movimentata del mio essere») o i riti dello shopping. La disabilità non è taciuta o mascherata fra le pagine: semplicemente, fa parte di un vissuto in cui pesano la maternità mancata e altre rinunce, fino al disagio di avere un’autonomia limitata e di dover portare anche gli occhiali. Tra le righe emerge, soprattutto, il ritratto di una donna consapevole dei suoi limiti e delle sue risorse.

[Laura Badaracchi]
LIBRI

Mal, genesi di una paralisi volontaria

David Whitehouse Buon compleanno Malcolm Isbn edizioni 2011 pagine 386, euro 15,90

«A mare qualcuno è guardarlo morire», dice il padre di Malcolm all’altro suo figlio. Trascinato, suo malgrado, nella decisione del fratello di non alzarsi più dal suo letto, allo scadere del suo venticinquesimo compleanno. Mal sceglie una paralisi volontaria che lo trasforma in un disabile grave, obeso in modo esponenziale; diventa

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