Febbraio 2012

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EDITORIA

Fonzie e gli “happy days” con la dislessia. Raccontata in libri per ragazzi

In principio fu il “chiodo”, associato a una storica Triumph Tr6 Trophy e a una discreta quantità di brillantina. Tre elementi per una risposta pressoché immediata. Tanto e tale fu, infatti, il successo di Arthur Fonzarelli e del celebre telefilm Happy days che ancora oggi la saga della famiglia Cunningham e del mitico Fonzie tiene banco tra le giovani generazioni, perennemente riproposta da reti televisive con ricchi archivi ma poca capacità creativa. Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non ha ceduto alla tentazione di esclamare un salvifico «Ehiii» in occasione di eventi particolarmente gratificanti!
La storia, ciclicamente, torna a raccontarsi. Personaggi senza età (potenza del video) solcano i decenni e si ripropongono con intatta capacità persuasiva. Ma la saga (rivincita dell’umana vicenda) si arricchisce di particolari.
Ecco allora che Fonzie, all’anagrafe Henry Winkler, tramuta la sicurezza in debolezza (o viceversa) e confessa il segreto che nessuno avrebbe potuto immaginare: era, ed è, dislessico. L’uomo che incarnava la simpatica arroganza di chi aveva chiuso l’insicurezza fuori dalla porta – diretta emanazione del mito James Dean – svela i particolari di una convivenza scomoda, soprattutto per chi aveva il compito d’imparare lunghi copioni: quella con la dislessia.
Quell’«ehiii», insomma, altro non era che una comoda scialuppa di salvataggio nei momenti di difficoltà. Ricordate? Con un leggero pugno riusciva a far partire il juke-box. Con uno schiocco delle dita faceva cadere avvenenti ragazze ai suoi piedi. Nulla però poteva (segreto tra i segreti) contro quell’infida incapacità di rapportarsi con la scrittura e la lettura.
Tanti i personaggi famosi dislessici: gli attori Tom Cruise e Anthony Hopkins, nonché il regista Quentin Tarantino. Ma Winkler ha compiuto un passo ulteriore: è infatti il portavoce della Dyslexia Foundation, fondata nel 1989 negli Stati Uniti per identificare la dislessia nei più piccoli e sviluppare programmi per l’approfondimento della lettura, come l’AmericaYesRead (www.yesread.org). Lanciando un messaggio chiaro: se non supportati in modo adeguato, i bambini dislessici possono perdere l’autostima e abbandonare la scuola, coltivare rabbia e ostilità, non riuscendo a riconoscere il loro potenziale. Invece la dislessia può essere superata se diagnosticata in tempo, dando la possibilità di imparare con specifici metodi didattici.
Oggi l’attore sessantacinquenne figura tra i principali sostenitori della “My Way! Campaign”, voluta dal governo inglese. Non solo: proprio per evitare che altri bambini potessero soffrire come lui –  la mancata diagnosi, l’ha ricordato più volte, ha pesato non poco sulle sue fortune scolastiche –, Henry ha iniziato a scrivere libri per ragazzi.
Nella collana Hank Zipzer (www.hankzipzer.com) racconta la storia di Hank, dislessico, che attraverso le sue avventure spiega come migliorare le capacità di apprendimento e avere fiducia in sé. L’ultimo volume della serie, il diciassettesimo, si intitola A Brand-New me (Un me tutto nuovo). Un lavoro importante, che è valso a Winkler la nomina della regina Elisabetta all’Ordine dell’impero britannico.
Dislessia, ma non solo: Henry è coinvolto in molte associazioni, tra cui la National Committee for Arts for the Handicapped, Special Olympics e il Los Angeles Music Center’s Very Special Arts Festival. Insomma, Fonzie sembra definitivamente passato dai «giorni felici» a quelli dell’impegno sociale.
Trasformando una finta sicurezza da set in una matura consapevolezza. «Ehiiii...».

[Daniele Iacopini]

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