Febbraio 2012

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Da Vigorso a Londra: protesi ai nastri di partenza

Una pista d’atletica attrezzata con pedane dinamometriche, per testare le protesi degli atleti in partenza per le Paralimpiadi. Il Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio è pronto a ospitare uno degli incontri preparatori in vista di Londra 2012. «Le pedane dinamometriche ci permetteranno di valutare il giusto sforzo che le protesi possono sostenere durante le gare», spiega l’ingegner Gennaro Verni, direttore tecnico del Centro. Vigorso, del resto, è all’avanguardia per quanto riguarda le protesi sportive e da tempo fornisce supporto agli atleti paralimpici. «Realizziamo protesi non solo per le gare, ma anche per gli allenamenti in palestra – continua Verni –. Per sollevare pesi e migliorare la muscolatura, ad esempio, serve una protesi specifica».
Ma il Centro non lavora solo per i campioni paralimpici. «Assistiamo anche chi fa sport solo nel tempo libero, soprattutto infortunati sul lavoro: l’attività sportiva è molto utile per aiutarli nel loro reinserimento, e noi cerchiamo di soddisfare le richieste che arrivano dai nostri utenti». Così nel tempo le protesi sportive sono diventate sempre più specifiche. «Quella per correre, ad esempio, è fatta in fibra di carbonio e non ha il calcagno, perché nella corsa non serve. Abbiamo realizzato protesi specifiche per il golf, per il free-climbing, per il lancio del peso».
La novità più recente riguarda le protesi per gli sport d’acqua. I ricercatori del Centro Inail hanno progettato un sistema dedicato al nuoto, che consente di indossare le pinne con una certa agilità. Si tratta di un’articolazione tibio-tarsica che, grazie a un meccanismo di blocco e sblocco a pulsante, permette di atteggiare la caviglia in posizione distesa o flessa. «È un nostro brevetto», sottolinea l’ingegner Verni, che spiega anche come i progetti in ambito sportivo siano utili a tutta la ricerca del settore. «Studiando le protesi sportive ricaviamo indicazioni importanti, che vengono utilizzate anche per chi non fa attività sportiva».

[Pietro Scarnera]

Nazareth del settembre 2011. Un risultato di prestigio per una squadra che con il nuovo allenatore Clifford Fisher mira a un progetto di lungo periodo, con lo sguardo fino al 2016. Lo statunitense, originario dell’Alabama, vecchia conoscenza del basket italiano (ha guidato in passato numerosi club e la nazionale under 22, oltre a essersi seduto per cinque anni sulla poltrona di vice-allenatore della nazionale maggiore, che guida dall’ottobre 2011), intende fare grande attenzione all’aspetto psicologico, puntando sull’intensità mentale della prestazione per migliorare i risultati della sua squadra.
Le convocazioni per Londra arriveranno a ridosso dell’evento, ma Fisher ci tiene a precisare che nessuno, in casa Italia, ha la maglia garantita. «Qualsiasi giocatore del campionato può essere convocato, tutti – dice – devono sentirsi in discussione; non regalerò nulla a nessuno, ciascuno dovrà meritarsi il posto in nazionale dimostrando sacrificio». Compito difficile quello degli azzurri, che in Matteo Cavagnini hanno il loro atleta più rappresentativo.

Partecipare ai Giochi è già una conquista, ma arrivarci ogni volta con uno sport diverso, e in età matura, sa davvero di impresa. Per Paola Protopapa, arrivata alla soglia dei 47 anni, tutto questo pare essere stata normale amministrazione. Ai Giochi di Pechino 2008 è andata a prendersi una medaglia d’oro nel canottaggio e due anni dopo, per l’edizione invernale, si è presentata a Vancouver calzando degli sci da fondo. Ora, per la nuova edizione estiva delle Paralimpiadi, punta tutto sulla vela: la sua imbarcazione, il Sonar, una barca con tre persone di equipaggio, ha conquistato la qualificazione ai Giochi e l’atleta romana è in pole position per salirci sopra.
È passato del tempo da quando, a 20 anni, Paola perse l’uso del gomito sinistro per una disarticolazione, ma con la disabilità la sua estrema versatilità non si è affatto attenuata.
Tutt’altro: impiegata in una società di assicurazioni, alterna i tanti allenamenti agli impegni di lavoro, senza dimenticare la sua famiglia, con una figlia poco più che ventenne «molto diversa da me», visto che «nei suoi pensieri lo sport è davvero all'ultimo posto». Lavoratrice, mamma e atleta polivalente: in gara, a Londra, darà filo da torcere a molti.

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