Febbraio 2012

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mente lo stesso di dieci anni fa – spiega il responsabile del progetto –. Segno che per questi pazienti si è trovato un accesso alternativo all’emergenza».
Puntare sul day hospital e sulle visite ambulatoriali permette di seguire in maniera più attenta i malati e, inoltre, assicura un risparmio economico per l’ospedale: «Con un’adeguata presa in carico del paziente in due giorni di day hospital si riesce a fare quello che prima si faceva con dieci giorni di ricovero». Una scelta che si traduce anche in un minor costo sociale e sanitario: la Regione risparmia sulle prestazioni alberghiere per ricoveri impropri, mentre i genitori non perdono giorni di lavoro. Tutto ciò «permette di puntare a dare salute e benessere a questa fascia debole di popolazione, cui l’attuale organizzazione sanitaria ha difficoltà a dare risposta», conclude Ghelma.

Intanto la Regione sta valutando in che modo consolidare ed eventualmente esportare questa esperienza. «I risultati sono stati assolutamente positivi – commenta Carlo Lucchina, direttore generale Sanità –. Quest’anno, ferma restando la disponibilità finanziaria, lavoreremo per consolidare il modello sul San Paolo e per replicarlo all’interno di un’altra azienda ospedaliera». Per il momento, il solo polo ospedaliero lombardo che ha riproposto l’esperienza del San Paolo è il nosocomio Carlo Poma di Mantova: dal 21 giugno 2010 il “Progetto Delfino”, sviluppato in collaborazione con Anffas, è entrato ufficialmente nella “Rete Dama” della Lombardia.

Nell’arco di undici anni, il progetto “Dama” dell’ospedale milanese San Paolo ha preso in carico circa 4.300 persone con gravi disabilità

Qui Palermo: oltre l’emergenza

È considerata il fiore all’occhiello del servizio sanitario siciliano: la corsia preferenziale per i disabili gravi del Policlinico di Palermo, infatti, prende in carico globalmente chi è affetto da una grave disabilità psicofisica. A confermarlo, oltre agli operatori sanitari dell’équipe multidisciplinare, sono soprattutto le famiglie.
Il progetto “Ancora” (Accoglienza non collaboranti, orientamento alle risorse assistenziali) si propone di migliorare l’accoglienza delle persone disabili non autosufficienti, attivando percorsi assistenziali facilitati in risposta dei diversi bisogni: anzitutto, priorità di accesso all’interno della corsia preferenziale dedicata, nell’ambito dell’emergenza/urgenza, sia per eventuali consulenze ambulatoriali che per gli approfondimenti diagnostici.
L’ambulatorio dedicato ai disabili è collegato a una rete di 21 medici referenti per ogni reparto, affiancati da una équipe multidisciplinare; l’eventuale accesso programmato si snoda secondo tre diversi percorsi: ambulatoriale, odontoiatrico e di ricovero.
«Siamo impegnati a metà all’interno della corsia dedicata, mentre l’altra metà del tempo siamo operatori del Centro», sottolinea Rossella Proietti, presidente dell’Avofid (Associazione volontari famiglie italiane disabili).
«Lo scopo della corsia dedicata è quello di prendere in carico non solo il disabile, ma tutta la famiglia – afferma Rosanna Clemente, coordinatrice dell’Unità operativa di psichiatria –. Lavoriamo per la prevenzione a livello ambulatoriale, evitando per quanto è possibile i ricoveri. Stiamo cercando di promuovere un modello di accoglienza in grado di andare oltre l’approccio di emergenza, che traumatizza familiari e paziente». Per rispondere non solo ai bisogni sanitari, ma anche a quelli sociali e di relazione.

[Serena Termini]

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