Febbraio 2012

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L’INCHIESTA Le parole per dirlo

da lunga della legge 180, quella che ha chiuso gli ospedali psichiatrici e cambiato i servizi sanitari, sono venuti allo scoperto uomini e donne che parlano in prima persona della propria sofferenza mentale. Di come l’hanno attraversata, della guarigione, dei rapporti a volte positivi a volte ancora umilianti con i sistemi di cura. Sono nate associazioni di utenti, gruppi di autoaiuto, voci collettive sulla salute mentale. Toccherà a loro dire come vogliono essere chiamati. Che parole usare per stare meglio tutti.

Non vedente/ non udente

Questi due termini indicano persone che non vedono o non sentono totalmente o parzialmente. Hanno sostituito i termini cieco e sordo, considerati troppo offensivi. I demoni dell’emarginazione, del pregiudizio e della discriminazione, però, non si nascondono nelle parole usate ma nei toni, nei gesti e nelle azioni. Dire non vedente o non udente invece di cieco o sordo non cambia la realtà di chi vive una situazione di minorazione sensoriale, né contribuisce a ridurre lo svantaggio potenziale dovuto alla minorazione.
Questi termini, inoltre, pongono l’accento su quello che manca a una persona, caratterizzandola proprio e solo in base a quello che non c’è.
Una persona che non vede o non sente, però, è qualcosa di più rispetto a quello che gli manca, è una risorsa unica e irripetibile che può costruire la sua vita intorno a quello che ha, che nel costruire la sua vita, come tutti, deve tenere conto di quello che non ha, e che può vivere anche quello che non ha come una ricchezza.

Antonella Cappabianca

Avvocato, attualmente lavora nella Pubblica amministrazione. Appassionata di fotografia, amante dei cani, soprattutto del suo labrador cane guida Celia, dei cavalli e dei viaggi. Ha partecipato alla trasmissione radiofonica Melog in qualità di critica televisiva

Normodotato

La parola normodotato è tra le parole più convenzionali che ci siano. Normodotato letteralmente vuol dire persona dotata di normalità, ma la persona normale non esiste.
Quello di normalità, infatti, non è un criterio assoluto ma relativo. Sono le caratteristiche possedute dalla maggior parte delle persone a determinare la normalità. Pertanto l’essere normale definisce una media, una via di mezzo, e quindi la mediocrità.
Inoltre parlare di normalità è veramente razzista. Se i normodotati sono quelli dotati di normalità, allora gli altri chi sono? In genere si tratta delle persone penalizzate dal punto di vista sensoriale o delle funzionalità.
E se sono più sensibili, più intelligenti o più “dotati” poco importa, perché comunque non rientrano tra i normodotati.
Insomma, si tratta di una definizione quasi lombrosiana, di una categoria vecchia che evidenzia un modo di pensare assolutamente superato, antiquato, anacronistico. La definizione apparentemente tecnica nasconde, infatti, un giudizio su chi può essere considerato normale e chi no. Di più: è una categoria di giudizio e di valore non solo altamente discriminante, ma anche inadeguata alla realtà sociale che vivia-

Antonietta Laterza

Cantautrice, attrice, performer teatrale, da anni calca le scene soprattutto nella città di Bologna, dove vive. Di sé dice: «Mi sento un po’ una sirena postmoderna, solo che ho la carrozzina al posto della coda»

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