L’interazione sociale e l’autismo

Approfondimenti

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16 giugno 2024

Nell’ambito della capacità di relazionarsi si possono elencare tutta una serie di "frasi fatte" che spesso si associano all'autismo

Nell'ambito dell'interazione sociale analizziamo ora un altro aspetto: la capacità di relazionarsi. Potremmo in tal senso elencare tutta una serie di "frasi fatte" che spesso associamo all'autismo: vive in un mondo tutto suo… è in una bolla… è strano nelle relazioni...

Le relazioni sociali sono quanto di più complesso da "attuare" per i bambini nello spettro autistico. 

Per tutta una lunga serie di motivi: perché sono imprevedibili e non hanno regole fisse e perché le regole spesso sono incomprensibili e sfuggenti; perché non è semplice comprendere scherzi e/o battute; perché potrebbe sommarsi il fastidio per le voci i rumori… gli abbracci o il contatto fisico; perché non sempre si è interessati agli stessi giochi dei compagni; perché non è semplice "mettersi nei panni dell'altro". Tutte queste motivazioni rendono ragione della difficoltà per un bambino autistico di "relazionarsi"… una delle cose che noi percepiamo come più fisiologica al mondo. 

Probabilmente per comprendere bene "il problema" stavolta partiamo dalla soluzione. Come aiutiamo un bambino autistico a comprendere e a sviluppare le relazioni sociali? Lo facciamo "smontando" le relazioni sociali in piccoli tasselli su cui lavorare singolarmente: non a caso le terapie sono con un rapporto uno-ad-uno… bambino-terapista. Si inizia con ambienti chiari visivamente in cui il rapporto diretto con il terapista consenta di avere regole chiare "di gioco" o di interazione ed in cui si possa favorire il gioco dapprima più divertente e solo successivamente condiviso. Insomma si insegna a scalare una montagna partendo dalla discesa della stessa… e solo quando si è realmente convinti di essere arrivati a valle, in tutta sicurezza per il bambino, si inizia la scalata vera verso l'alto!  

Insomma non c'è una pillola, una pozione o una ricetta per instillare le capacità sociali...si vengono a creare da sè… granello dopo granello… giorno dopo giorno… terapia dopo terapia... In un gioco di squadra che parte dai genitori… attraversa fratelli sorelle nonni e parenti tutti ed arriva ai terapisti ed agli insegnanti… o forse il gioco di squadra parte dai terapisti e dagli insegnanti… attraversa i genitori ed arriva ai fratelli sorelle nonni e parenti tutti.

Non crediamo importi l'ordine di arrivo o di partenza di questo gioco… il punto è che in quest'ordine che riguarda le "relazioni sociali"… manca spesso la società. Ecco perché esiste questa pagina… perché la società possa realmente essere consapevole di questa neurodiversità e possa quanto prima inserirsi in questo gioco di squadra.

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