Il gioco come terapia nell’autismo (parte seconda)

Approfondimenti

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21 aprile 2024

Il gioco ci permette di costruire una routine sociale.

Il gioco ci permette di costruire una routine sociale: se al bambino piacciono attività di tipo senso-motorio, come ad esempio il solletico o il gioco del rincorrersi, queste si possono utilizzare per creare uno scambio con l’adulto. In questi casi l’adulto è fonte del piacere, poiché è colui che fisicamente fa il solletico o rincorre il bambino. Quest’ultimo cercherà di far proseguire l’attività e l’adulto potrà agganciarsi a questo desiderio per promuovere l’attenzione congiunta attraverso, ad esempio, la ricerca e lo scambio di sguardi, e per creare nel bambino il bisogno di comunicare con sguardi, gesti, suoni, sorrisi.

La ripetizione di questo gioco consentirà anche una condivisione di emozioni positive nate dal piacere non solo di ricevere ma anche di fare solletico. Un presupposto essenziale è che l’adulto si diverta insieme al bambino! Ecco come attività apparentemente semplici rappresentano occasioni preziose per promuovere una relazione positiva e la comunicazione con l’altro. L’obiettivo sarà poi quello di favorire un gioco semi-strutturato: se da una parte, infatti, si dovrà seguire la motivazione del bambino, dall’altra il terapista o il genitore dovrà inserire delle variazioni, avendo sempre chiari gli obiettivi per cui si sta utilizzando quel gioco. L’equilibrio tra novità e ripetizione consentirà di arricchire il repertorio ludico, passando da un gioco senso-motorio a un gioco funzionale, fino al gioco simbolico e, infine, a un gioco sociale.

Tra le opportunità che offre il gioco c’è quella di poter generalizzare attività e obiettivi in diversi contesti data la facilità, per insegnanti e genitori, di aver occasioni per giocare con il bambino. I genitori, inoltre, potranno sentirsi parte attiva della terapia, sperimentando un senso di efficacia e di gratificazione. Da una parte, infatti, potranno apprendere dal confronto con la terapista strategie di gioco più funzionali, dall’altra, essendo “esperti” dei propri figli, potranno offrire molti suggerimenti al terapista. Il gioco aiuterà a riscoprire alle mamme e ai papà il fluire di emozioni positive, che a volte manca e di cui spesso si ha bisogno.

All’interno di un programma più esteso di trattamento, l’intervento centrato sul gioco consente quindi di promuovere lo sviluppo di abilità socio-relazionali, comunicative e cognitive, nel rispetto dei bisogni, dei tempi, delle modalità di apprendimento e delle caratteristiche individuali di ogni bambino!

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