Pechino 2008, si chiudono i Giochi. Gli azzurri tornano a casa con 18 medaglie

Quattro titoli paralimpici, conditi da sette medaglie d’argento e sette di bronzo: la spedizione italiana lascia Pechino con una medaglia in meno rispetto al bottino di Atene 2004. Superate però le attese del presidente Cip Pancalli, che prima dei Giochi indicava in 15 podi l’obiettivo da raggiungere

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17 settembre 2008

ROMA - Ha aperto Fabio Triboli, ha chiuso Andrea Pellegrini: in mezzo a loro, unici medagliati ad Atene 2004 capaci di risalire sul podio quattro anni dopo, tanti nomi nuovi del movimento paralimpico italiano. Si sono conclusi a Pechino i Giochi paralimpici estivi riservati alle persone con disabilità: gli azzurri tornano a casa con un bottino complessivo di diciotto medaglie, con quattro ori, sette argenti e sette bronzi. Una prestazione che ricalca sostanzialmente quella di quattro anni fa, quando sotto l'Olimpo di Atene arrivò una medaglia in più, con quattro ori, otto argenti e sette bronzi. Per l'intero movimento dello sport per disabili, un risultato soddisfacente: alla vigilia delle gare, il presidente del Comitato italiano paralimpico (Cip) Luca Pancalli aveva indicato in 15 medaglie l'obiettivo da raggiungere. Limite non solo agganciato, ma anche superato, sebbene resti vero che, fra i paesi europei paragonabili all'Italia, il nostro è quello che ha fatto segnare i peggiori risultati: Spagna, Germania e Francia superano tutte le 50 medaglie, e anche Ucraina, Repubblica Ceca, Polonia e Grecia ci sopravanzano più o meno nettamente. Una conferma del fatto che nel nostro paese la pratica sportiva delle persone disabili ha notevoli spazi di crescita, e i risultati agonistici ricalcano la difficoltà più generale di inserimento dei disabili negli spazi della nostra società.

Per gli azzurri, il grande personaggio dei Giochi di Pechino è stato senza dubbio il lecchese Fabio Triboli, già argento e bronzo ad Atene 2004: il ciclista azzurro ha infilato una fantastica tripletta andando a medaglia in tutte le competizioni alle quali ha partecipato, conquistando un oro nella gara su strada e due bronzi nella cronometro su strada e nell'inseguimento su pista. Fra le azzurre, invece, copertina a Cecilia Camellini, la giovanissima del gruppo, appena sedici anni e due straordinari argenti nella difficilissima vasca del nuoto: al secondo posto nei 100 stile libero per non vedenti, si deve aggiungere anche quello nei 50 stile della stessa categoria, la gara in assoluto più preziosa per l'Italia, capace di portare Maria Poiani Panigati all'oro con annesso record del mondo e la Camellini, appunto, all'argento.

Con due medaglie al collo - una individuale, l'altra a squadre - tornano a casa anche alcuni atleti delle formazioni di tennistavolo e di tiro con l'arco: Marco Vitale aggiunge all'argento di arco ricurvo il bronzo a squadre conquistato con Oscar de Pellegrin e Mario Esposito; Pamela Pezzutto abbina all'argento nell'individuale femminile di ping-pong un'altra medaglia dello stesso metallo conquistata con le compagne Michela Brunelli, Federica Cudia e Clara Podda. E anche quest'ultima, veterana alle Paralimpiadi, accompagna l'argento a squadre con la gioia di una medaglia individuale: il bronzo ottenuto nella gara singola proprio dietro la Pezzutto.

Per il resto, brillano i trionfi di Paolo Viganò nell'inseguimento di categoria LC4 nel ciclismo su pista e del "quattro con" di canottaggio, con i sorrisi di Paola Protopapa, Luca Agoletto, Daniele Signore, Graziana Saccocci e del timoniere Alessandro Franzetti. Argento di rilievo anche per Vittorio Podestà nell'hand bike di ciclismo e per Alberto Simonelli nel compound di tiro con l'arco. Gli altri bronzi sono stati vinti da Giorgio Farroni nel ciclismo su strada, da Walter Endrizzi nella maratona e da quell'Alberto Pellegrini che - dopo l'oro di Atene - ha regalato all'Italia l'ultima medaglia con il bronzo nella sciabola. (ska)

di e.proietti

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