Interdizione

L'istituto dell'interdizione giudiziale è disciplinato dal codice civile agli articoli 414 e seguenti

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16 maggio 2018

L'istituto dell'interdizione giudiziale è disciplinato dal codice civile agli articoli 414 e seguenti.
Il provvedimento di interdizione si ha quando "colui che è trova affetto da abituale infermità mentale, viene dichiarato con sentenza incapace di provvedere ai propri interessi".
Secondo l'orientamento giurisprudenziale, per ottenere il provvedimento di interdizione, non occorre un'infermità che abbia i caratteri di una ben definita patologia mentale, ma è comunque necessaria una alterazione delle facoltà mentali.
L'interdizione per infermità di mente si basa su due presupposti:

  • l'esistenza di una infermità mentale grave e abituale;
  • l'incapacità del soggetto di provvedere ai propri interessi. 

Il procedimento di interdizione
L'interdizione giudiziale, può essere richiesta mediante ricorso al Tribunale dal coniuge, dai parenti entro il quarto grado, dagli affini entro il secondo grado,  dal tutore, dal curatore e dal pubblico ministero.
Qualora il soggetto da interdire sia sottoposto a potestà genitoriale o alla curatela di un genitore, l'interdizione potrà essere promossa solo dal genitore e dal pubblico ministero.
Il provvedimento di interdizione altri non è che una sentenza costitutiva provvisoriamente esecutiva in quanto i suoi effetti si producono con la sola pubblicazione della sentenza stessa e senza che sia necessario attendere il passaggio in giudicato.

Effetti dell'interdizione
La sentenza costitutiva dell'interdizione comporta una totale incapacità di agire del soggetto interdetto, in materia dei negozi patrimoniali e familiare.
Contestualmente in base alla predetta sentenza il giudice tutelare provvede alla nomina di un tutore
La sentenza di interdizione è soggetta ad annotazione secondo quanto disposto dall'articolo 423 codice civile.
Per effetto dell'interdizione gli atti eventualmente compiuti dall'interdetto sono soggetti ad annullamento mediante azione esercitata dal tutore, dall'interdetto, dai suoi eredi o aventi causa.
Tale azione ha prescrizione quinquennale.

Il tutore
La tutela è stata istituita allo scopo si realizzare l'interesse pubblico alla protezione degli interdetti e dei minori privi di genitori in condizione di esercitare la potestà sui figli.
Compito del tutore è quello di compiere:

  • gli atti di ordinaria amministrazione del patrimonio dell'incapace e quelli necessari al suo mantenimento;
  • gli atti di cui all'articolo 374 codice civile con l'autorizzazione del giudice tutelare;
  • gli atti di maggiore rilievo di cui all'articolo 375 codice civile con l'autorizzazione del Tribunale e sentito il giudice tutelare.

L'incarico dura dieci anni, se però come avviene nella maggior parte dei casi, il tutore è un congiunto dell'interdetto, non vi è limite di tempo. Accettato l'incarico, il tutore deve prestare giuramento e procedere tempestivamente all'inventario dei beni dell'interdicendo dal quale risulterà la sua situazione patrimoniale attiva e passiva.

Per il compimento di "atti di straordinaria amministrazione", cioè atti con cui si dispone del patrimonio (come l'autorizzazione per l'acquisto di beni immobili e l'accettazione o rinuncia all'eredità) è necessario invece il controllo da parte del giudice tutelare o del tribunale.

Il tutore non potrà inoltre compiere in nome e per conto dell'interdetto i cosiddetti "atti vietati o personalissimi":

  • disporre del proprio corpo (donare gli organi);
  • contrarre matrimonio o riconoscere un figlio naturale;
  • fare donazioni o testamento;
  • amministrare i beni in comunione legale (l'interdizione è motivo per chiedere la separazione giudiziale dei beni);
  • votare.

Il tutore ha l'obbligo di tenere regolare contabilità della sua attività e annualmente rendere conto al giudice tutelare, è responsabile dei danni patrimoniali causati dall'omissione dei propri doveri ed è tenuto alla presentazione della dichiarazione dei redditi del tutelato, rispondendo di eventuali errori formali o sostanziali.

Può essere rimosso o sospeso dal proprio ufficio dal giudice tutelare quando abbia tenuto un comportamento scorretto, o sostituito quando il compito diventasse gravoso a causa dell'età o per altri motivi.

di Corina Serpeanu

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