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L’assistente turistico per le persone disabili

Una professione emergente, che unisce le competenze socio-sanitarie a quelle culturali

26 giugno 2020

Quando si parla di qualità della vita di una persona disabile si pensa immediatamente all’appropriatezza delle cure e al suo ambiente di vita, meno o quasi per nulla al suo tempo libero e alla possibilità, ad esempio, di viaggiare o di visitare siti culturali, dunque di svagarsi dalle cure o dal lavoro.
E invece questo aspetto è molto importante perché anch’esso migliora la qualità della vita, impattando proficuamente sulla condizione di persona disabile e rendendola più vivibile. Ci sono però situazioni nelle quali la persona disabile non è autosufficiente, ecco allora l’importanza di una nuova figura professionale, quella dell’
assistente turistico per disabili che unisce le competenze socio-sanitarie a quelle culturali.   
   
Attualmente il concetto di salute è inteso non come assenza di malattia, ma in una accezione decisamente più ampia e completa. A questo riguardo gli organismi internazionali (Organizzazione Mondiale della Sanità) hanno focalizzato la definizione di salute in una dimensione olistica, esplicitandola come una condizione di benessere che riguarda le tre dimensioni che caratterizzano la vita di ogni individuo, ovvero la dimensione fisica, quella psicologica e quella relazionale-sociale. Oggi la condizione delle persone disabili è considerata uno stato di salute in un ambiente sfavorevole. In questo modo si pongono in evidenza le correlazioni che legano la percezione del proprio stato di salute e di benessere alle variabili che caratterizzato il contesto di vita dell’individuo, rimarcando come la sensazione personale della propria disabilità sia strettamente proporzionale alla qualità della vita vissuta. In altre parole, laddove la persona disabile ha l’impressione che la propria vita sia ricca di un vigore fisico, frutto anche di trattamenti abilitativi, riabilitativi e terapeutici idonei ed efficaci, di una serenità emotiva, di un contesto sociale, che favorisce l’evoluzione personale, che sostiene e incrementa i rapporti con gli altri individui, che non lede le prerogative personali e soprattutto che permette di esercitare il libero arbitrio, lì il disabile vivrà una vita piena.

Nel discorso sulla qualità della vita di una persona con disabilità entra, senza dubbio, la questione del tempo libero che è spesso considerato tempo vuoto dalle incombenze delle cure e del lavoro (quando c’è) e deve, invece, essere a tutti gli effetti essere tempo pieno, nel senso di essere dedicato, ad esempio, ad attività culturali e ricreative, anche queste importanti per un miglioramento qualitativo della vita.

Come da più parti viene sottolineato, spesso le famiglie dei disabili sottolineano la problematica legata all’impossibilità ed alle difficoltà che si riscontrano nell’organizzazione di viaggi o anche solo uscite di piacere. E’, infatti, facilmente intuibile come la persona in difficoltà richieda una serie di attività aggiuntive, che vanno dalla ricerca di strutture abilitate alla ricezione così come servizi aggiuntivi quali il trasporto o anche solo l’accompagnamento presso musei o luoghi di interesse. Questo, ovviamente, crea degli ostacoli nelle famiglie, che non sempre sono in grado di poter prestare l’assistenza richiesta e quindi spesso e volentieri desistono e rinunciano al viaggio oppure a malincuore lo organizzano senza la persona disabile. Da questa esigenza nasce quindi la figura dell’assistente turistico per disabili.

Una nuova figura professionale
Si tratta, molto spesso, di un operatore socio-sanitario con formazione di guida turistica per disabili. Ma quali sono le sue competenze?
Stiamo parlando di una figura professionale che di base è, come detto, un operatore socio- sanitario, ma che va a completare ed arricchire le proprie competenze dal punto di vista storico, culturale, artistico e linguistico ma anche turistico. In questo modo sarà in grado di fornire, alle persone disabili e alle famiglie durante un viaggio, l’assistenza necessaria, ma anche di espletare le funzioni tipiche di una normale guida turistica.

Al pari di un operatore socio-sanitario classico, anche per diventare assistente turistico per disabili è ovviamente necessario frequentare un apposito corso di formazione. Questi percorsi formativi non si limitano alla preparazione canonica alla professione, ma vanno ad integrare il programma con tutte le nozioni che servono alla specializzazione della figura professionale. Si passa quindi da elementi di storia e letteratura, alle lingue straniere, da nozioni di marketing a spunti sulla normativa relativa alle barriere architettoniche ed ai servizi offerti alle persone disabili.

Essendo una professione emergente può essere appetibile per tanti giovani che sono ancora alla ricerca della propria strada e che possono anche sfruttare la loro passione per i viaggi per fornire un servizio molto utile e ricercato. Gli sbocchi lavorativi vanno, come prime esperienze, all’impiego estemporaneo presso famiglie durante un viaggio, ma è possibile trovare impiego sia presso associazioni dedite di per se stesse alla cura e all’assistenza ai disabili, oppure presso strutture ricettive come villaggi turistici, alberghi, campeggi. E inoltre possibile trovare collocazione anche all’interno dell’organico dei vari tour-operator.

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web Teorema Corsi e dal Sito web State of Mind.


Immagine tratta da pixabay.com

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