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I musei come strumento d’inclusione per i disabili. Due esempi a Firenze e a Napoli

La prima esperienza riguarda un percorso tattile guidato per persone cieche ed ipovedenti presso il museo dell'Opera del Duomo di Firenze, la seconda è un’esperienza musicale che si è svolta al museo archeologico di Napoli

7 maggio 2018

I Musei da luoghi di cultura chiusi si vanno sempre di più aprendo alle persone disabili - con percorsi, anche tattili, pensati e costruiti ad hoc – ed alle fasce sociali emarginate. Due esempi tra i tanti possibili: quello del museo dell’Opera del Duomo, di Firenze e quello del museo archeologico, di Napoli (MAN). Qui l’arte e la cultura diventano per le persone con disabilità fisica e cognitiva momenti di vera e propria cura, oltre che di inclusione, e strumenti di lotta all’emarginazione sociale. Il museo si trasforma, così, in un’istituzione aperta che migliora, in tutti i sensi, la vita di chi lo visita.

Qualcuno sostiene che il museo sia la morte dell’arte poiché, troppo spesso, si tratta di un’Istituzione chiusa che non viene considerata – come dovrebbe essere – parte importante del patrimonio culturale del Paese e come tale viva e pulsante, ma è percepita come un luogo di conservazione delle opere d’arte insomma, una specie di magazzino. Questa concezione del museo rischia di farlo morire prematuramente, se vi si aggiunge il fatto che, spesso, questo luogo di cultura è inaccessibile ai disabili (ad esempio quelli motori, per le troppe barriere architettoniche) o negato alla fruizione dei disabili visivi ed intellettivi. Ora, se è vero che lo scopo primario di un museo è quello della conservazione delle opere artistiche, è vero pure che questa funzione è (e deve essere) comunque finalizzata all’educazione di tutti, allargando il concetto di fruizione di un museo fino al godimento di quanto esso contiene; dando così alla visita una valenza sociale: sempre più spesso, infatti, si visita il museo non più da soli, ma in compagnia o addirittura in gruppo. Dunque per il visitatore non si tratta più solo della semplice osservazione delle opere d’arte, ma anche di un momento di emotività e coinvolgimento, un’insieme che compone quell’unicum che chiamiamo crescita culturale personale.

Ma che rapporto c’è - se c’è - tra l’arte e la salute? La Scienza s’interroga da tempo sulla sua natura e si è scoperto che nel nostro cervello esiste un centro specializzato, detto “centro della bellezza”, situato nella corteccia orbito-frontale, che riceve segnali di natura estetica (visivi, ma anche uditivi) e che ha un potere diremmo così ‘nutritivo’ sulle strutture profonde del cervello umano, stimolandone l’attività. Su questa base si è scoperto, ad esempio, che portare in un museo persone affette dalla malattia di Alzheimer e far loro praticare un percorso di visita studiato ad hoc libera, nel loro cervello, risorse ancora esistenti che ne migliorano la funzionalità e di conseguenza la qualità complessiva della vita di questi malati.

L’Arte fa bene alla salute
Dunque, aprire un museo a tutti, disabili compresi, fa bene alla salute. Vari musei italiani, in questi anni, hanno migliorato l’accessibilità alla loro struttura e proposto percorsi guidati per persone con disabilità. Tra le tante esperienze che potremmo citare – vogliamo riferirne qui due: quella del museo dell’Opera del Duomo, di Firenze e quella del museo archeologico (MAN), di Napoli.

La cultura fa bene
La prima si chiama TouchAble ed è il nuovo percorso tattile, inaugurato l’anno scorso al museo dell'Opera del Duomo, di Firenze. Si tratta di un percorso tattile guidato per persone cieche ed ipovedenti - collegato ad uno a carattere informativo, che abbraccia tutto il complesso monumentale di Piazza del Duomo, spiegandone ragioni, storia ed unicità - che regala un'esperienza di visita profonda ed emozionante, a chi è privo della vista, in armonia con le nuove regole di conservazione delle opere scultoree, che non permettono l’esplorazione tattile sulle opere originali. Il percorso è nato dalla collaborazione della direzione del museo con l’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti, della Provincia di Firenze, con la supervisione del Professor Antonio Quatraro e si è  basata sulla creazione delle repliche delle opere più importanti, scelte in accordo con il direttore del museo, Timothy Verdon. Opere rappresentative dell'intero complesso monumentale, e soprattutto adatte ad un’esplorazione tattile guidata. Inoltre, dalla collaborazione dell’Opera di Santa Maria del Fiore, con le Associazioni Prisma e Comunico, è nata una App multisensoriale, denominata Access To Opera, per rendere più accessibile ed interessante la visita al museo fiorentino.

La seconda esperienza riguarda la cultura e l’arte come strumento di lotta all’emarginazione e di inclusione sociale. In particolare si tratta di un’esperienza musicale che ha avuto luogo, a Gennaio scorso, all’interno del museo archeologico (MAN), di Napoli. I 75 componenti del Complesso Musicale Scalzabanda hanno suonato all’interno del museo e alcuni giorni dopo sono tornati a visitarlo.  La ScalzaBanda è nata nel 2012 nel quartiere napoletano di Monsanto ed è composta da ragazzi e bambini dagli 8 ai 15 anni, immigrati e giovani musicisti che vivono in quel quartiere. “Qui non esistono differenze.”. “Ed è tutto merito della musica, che rende possibile l'obiettivo dell'integrazione sociale”, ha dichiarato Antonella Liccardo, responsabile dell’iniziativa. Esibirsi in un museo, circondati dalle sculture esposte, è stato per tutti i ragazzi, come loro stessi hanno dichiarato, affascinante ed emozionante insieme. Ma questo Progetto, che unisce l’arte antica alla musica (anche moderna), non è l’unico che il MAN porta avanti. La struttura museale si è aperta e si aprirà, infatti, in futuro anche alla comunità cinese e a quella cingalese della città partenopea, ai ragazzi del Carcere Minorile di Nisida e ai detenuti degli altri Carceri cittadini perché, come ha dichiarato Paolo Giulierini, direttore del MAN – “l’inclusività che il museo sta sperimentando parta dalla città e arrivi al mondo intero.”.

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dalla puntata del 3 maggio 2018 della Trasmissione del TG3, Fuori TG (www.tg3.rai.it).



Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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