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Un Valentino per tutti e tutte

Mi chiedo: non è anche l’amore, di per sé, un’esperienza radicale e in un certo senso di totale rottura? Credo che l’amore riguardi tutte e tutti, pertanto possiamo dire che sia di per sé inclusivo!

15 febbraio 2021

Domenica è stato San Valentino, la festa dell’amore, delle innamorate e degli innamorati.
Ma lo sapete chi era San Valentino? Era un vescovo romano, nato nell’odierna Terni nel 176 d.C.
Su di lui sono state raccontate diverse leggende: una di esse, molto curiosa, narra che sia stato il primo ecclesiastico a celebrare un matrimonio tra un uomo pagano e una donna cristiana. 
Per noi oggi non è più così strano pensare ad un’unione tra due persone di religioni differenti. Forse, però, per via di un certo immaginario collettivo ormai diffuso è radicata in noi la convinzione che queste due persone siano una donna ed un uomo.
Si tratta in questo caso dell’amore eteroaffettivo, ma in realtà ci sono tanti altri tipi di coppie. Per fare un paio di esempi, esiste anche l’amore omoaffettivo o panaffettivo.
Questo magari molte e molti di voi già lo sanno ma non è proprio così scontato!
Pensiamo a quanti film o a quante canzoni popolarissime raccontano di amori eteroaffettivi ed eterosessuali. Abbiamo tanti riferimenti da fare a riguardo, meno ne abbiamo di coppie “omo” o “pan” affettive.
Lo so che anche voi, come me, avete cantato sotto la doccia almeno una volta queste canzoni d’amore pop, struggendovi forse un pochino: “Un'altra vita mi darai/ che io non conosco/ la mia compagna tu sarai/ fino a quando so che lo vorrai”, ma sicuramente anche “Tu, tu che sei diverso/ almeno tu nell'universo/ non cambierai/ dimmi che per sempre sarai sincero”. Parlo ovviamente di due grandi classici della musica italiana, ossia L’emozione non ha voce di Adriano Celentano e Almeno tu nell’universo di Mia Martini. Così potremmo andare avanti e trovare esempi simili.
Sempre a proposito di amore, giorni fa ho letto un interessante articolo sul blog del Corriere della Sera  Invisibili, dal titolo “Disabilità e omoaffettività: l’abbraccio della comunità Lgbt+.
L’autore, Simone Fanti, riconosce alcuni aspetti in comune tra l’esperienza dell’omoaffettività - e soprattutto del coming out - e quella della disabilità acquisita, ovvero non presente dalla nascita, ma sopraggiunta ad un certo punto della vita.
In particolare, ci parla di alcuni momenti di totale rottura che possono occorrere nella vita delle persone e parlando delle persone omoaffettive ci dice: “Empaticamente avvicino il loro percorso al mio in cui una cesura, nel mio caso la paraplegia e nel caso di questi amici il coming out, ha modificato l’esistenza. Esiste per entrambi un prima e un dopo”.
Anche la comunità Lgbtq+ riserva molta attenzione ed interesse alla disabilità, infatti Fanti ci riporta le parole di Angela Campanelli, coordinatrice dello sportello Lgbtq+ di Milano: “C’è empatia e comprensione rispetto alle ferite che la condizione di disabilità infligge, ferite simili a quelle inferte dal travagliato percorso al riconoscimento della propria identità sessuale”.
È indubbiamente un discorso molto ampio e complesso…
Ma ritornando a San Valentino mi chiedo: non è anche l’amore, di per sé, un’esperienza radicale e in un certo senso di totale rottura? Credo che l’amore riguardi tutte e tutti, pertanto possiamo dire che sia di per sé inclusivo!
E voi, includete tutte e tutti nella vostra idea di amore?
Scrivete a claudio@accaparlante.it oppure sulle mie pagine Facebook e Instagram

di Claudio Imprudente

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