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E falla una battuta!

L’ironia ci aiuta sempre, è catartica, fa ridimensionare le nostre difficoltà e soprattutto è un modo per condividerle con gli altri e le altre

12 gennaio 2021

Recentemente ho riguardato alcune vecchie puntate di Camera Cafè, ve la ricordate?
La sitcom italiana che ci ha fatto ridere di gusto dal 2003 al 2017, trasmessa in prima serata dapprima su Italia Uno, poi su Rai Due.
I personaggi si incontrano nell’area relax dell’azienda in cui lavorano, davanti alla macchinetta del caffè, dal cui punto di vista assistiamo a scene a dir poco comiche.
Ho trovato molto interessante la puntata dal titolo Troll: i protagonisti Luca e Paolo si trovano in una gara di battute con Fegato Marcio, un personaggio famoso nel web per le sue prese in giro taglienti, nel gergo, “un hater”.
Ma come è possibile che proprio Luca e Paolo, che hanno sempre la battuta pronta, si trovino in difficoltà a rispondere?
Fegato Marcio, socio in azienda, ha un deficit fisico e usa la carrozzina elettrica per muoversi. La comicità dei nostri protagonisti è improvvisamente frenata dalla sua disabilità e si percepisce un grande imbarazzo.
Per affrontare il collega, Luca e Paolo invitano il grande sportivo Alex Zanardi, perché come poi dirà Paolo con trasparenza: “Non si può prendere in giro uno in carrozzella, se non sei in carrozzella anche tu!”.
Ma questo è proprio vero?
Mi viene in mente a tal proposito la puntata Ragazzi con Sindrome di Down - dal programma televisivo Una pezza di Lundini, in onda da settembre 2020 in seconda serata su Rai Due e condotto dal comico romano Valerio Lundini – dove viene simulata un’intervista alla regista e agli attori di una compagnia teatrale, subito dopo la messa in scena di uno spettacolo.
La reazione del conduttore alla vista degli attori con Sindrome di Down è eclatante, infatti, seguono battute del tipo: “Ma io non avevo capito che Max era un grande![…] Non avevo capito che stessimo parlando di un ragazzo così simpatico! Fagli le coccole! A me qua viene proprio una tenerezza, una dolcezza![…] Ludovica, se io faccio questo lavoro è anche per regalare un sorriso a persone come te, dalle un bacio!”.
È evidente come in entrambi gli spettacoli, sebbene con modalità differenti, l’ironia e la comicità abbiano la grande capacità di ribaltare luoghi comuni ancora troppo diffusi.
Una buona battuta funziona quando è dissacrante rispetto a un concetto più ampio, quando produce l'effetto di sovvertire uno stereotipo, non quando è denigrante verso una persona nella sua soggettività. E pensate un po’, oltre ad essere una battuta divertente, è anche “politically correct”!
Tornando alla nostra puntata di Camera Cafè, con la sua schiettezza Fegato Marcio ci dice: “Guardate che quando smetterete di trattarmi da diversamente abile, e mi tratterete normalmente, io smetterò di fare il bastardo!”.
L’ironia ci aiuta sempre, è catartica, fa ridimensionare le nostre difficoltà e soprattutto è un modo per condividerle con gli/le altri/e.
Concludo con un concetto, a me molto caro, ritrovato in Dark, prestigioso spettacolo di stand up comedy del comico scozzese Daniel Sloss, secondo il quale non è vero che della disabilità non si può ridere, che la disabilità è qualcosa da cui non possiamo tirare fuori dell’umorismo. Se si pensa questo, si disumanizzano le persone con disabilità perché si presuppone che non possano fare cose che fa chiunque, anche ridere di una situazione da loro vissuta in prima persona.
E voi? Sapete farle delle belle battute sulla disabilità?
Scrivete a claudio@accaparlante.it oppure sulla mia pagina Facebook e Instagram

di Claudio Imprudente

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