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Persone diverse, stessi diritti!

Parliamo di una web serie del regista Alessandro Salvatore, andata in onda sui canali social del Centro Studi per i Diritti e la Vita Indipendente (DIVI) e Cepim Asti. Tanti spunti di riflessione per noi

27 luglio 2020

Le persone con disabilità hanno gli stessi diritti di tutte le altre persone? Che cosa pensiamo che sia la disabilità? Cosa vuol dire vivere una vita autonoma? Chi è il tutor per la vita indipendente? E ancora... Ad oggi, quanto i servizi per la disabilità sono autoreferenziati? Queste e tante altre sono le domande a cui operatori e professionisti del campo cercano di dare una risposta in "ALL RIGHTS?" la nuova Web Serie, realizzata in collaborazione con il regista Alessandro Salvatore, che dallo scorso 15 Giugno è andata in onda a cadenza settimanale sui canali social del Centro Studi per i Diritti e la Vita Indipendente (DIVI) e Cepim Asti.
 
La miniserie in questione, ispirata al documentario The Mind, Explained (Netflix, 2019), si compone di cinque episodi della durata di quattro minuti circa, nei quali gli addetti ai lavori si interrogano sullo stato di attuazione della Convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità in Italia, a dieci anni dalla sua entrata in vigore tra i precedenti modelli, che tutt'ora in parte permangono, e le nuove pratiche.
 
Tante le questioni, diversi argomenti che si articolano e intrecciano, fornendo spunti di riflessione importanti e necessari.
 
In primo luogo, in questo periodo storico stiamo affrontando una transizione, un vero e proprio cambio di paradigma: nel 2006 la Convenzione Onu ha cambiato il modo di intendere le persone con disabilità semplicemente sottilineando che esse hanno gli stessi diritti di tutte le altre persone - il diritto di partecipare, di scegliere, di avere una relazione, una famiglia, un lavoro equamente retribuito – senza assegnarne di nuovi. Il problema principale è che molti servizi sono stati costituiti in un periodo precedente dove il modello era diverso, ovvero quello medico della "custodia", di conseguenza vige, soprattutto nel senso comune, l'idea che una persona disabile sia cioè strutturalmente fragile e debba perciò ricevere protezione e accudimento.
Secondo il nuovo paradigma invece la disabilità non è più la conseguenza diretta di una malattia: le persone hanno delle caratteristiche di funzionamento differenti, non solo da un punto di vista fisico, ma anche per quel che concerne il modo di pensare, le possibilità di fare determinate scelte piuttosto che altre a seconda dei propri limiti, ma anche delle proprie capacità.
 
Altro punto su cui si sofferma la Convenzione è che la disabilità non è una condizione di minorità, ma si declina a seconda del contesto. Di conseguenza, non si è più autorizzati a negare un diritto sulla base del fatto che una persona abbia una disabilità e/o determinate caratteristiche.
Natascia Curto, coordinatrice degli educatori del Centro Studi Divi, in una delle puntate pone l'accento su un concetto fondamentale: "Il sistema attuale implica che la patologia dica tutto quello che c'è bisogno di sapere su quella persona. Infatti esistono i servizi per gli autistici, una casa per gli autistici... Come se dicessi una casa per i miopi, una casa per i diabetici! Avrebbe senso?!".
Come se una particolarità della persona giustificasse l'essere inseriti in un contesto con caratteristiche adatte.
 
E che dire invece della possibilità  per la persona con disabilità di avere una vita indipendente? Nella lettura della Convenzione Onu, l'esistenza delle persone disabili è un'esistenza che con validi supporti si estende nel mondo di tutti.
Quindi chi sono i professionisti centrali dei percorsi di accompagnamento a una vita autonoma? Sono gli educatori e assieme a loro i tutor per la vita indipendente: tali figure non hanno il compito di insegnare, educare la persona disabile, bensì hanno il ruolo di modificare i contesti attorno ad essa.
Cambia il modo di concepire l'educatore che supera di gran lunga il confine dell'assistenzialismo: non è il badante, colui/colei che si sostituisce alle persone con disabilità, occupandosi in tutto e per tutto di loro, ma è il professionista che attiva la rete, spiegando ad esempio all'autista, al negoziante, al parente, che le persone con disabilità hanno dei diritti in quanto persone.
In particolare, nel caso del tutor per la vita indipendente, la persona con disabilità viene accompagnata in un percorso di consapevolezza verso la vita adulta, cercando di capire quali sono i propri desideri per il futuro - per esempio andare a vivere da sola, con un amico oppure cercare un lavoro o approfondire gli studi – e cercando di mettere in atto delle strategie per poterli realizzare.
 
D'altro canto il tutor è un professionista che fa formazione culturale ai contesti frequentati dalla persona disabile, aiutandoli ad essere accessibili, ad accogliere, suggerendo al barista, al negoziante di fiducia o al collega di lavoro che è importante migliorare la comunicazione, spiegando le cose in maniera semplice, dando le informazioni una per volta. Di conseguenza, sono i contesti a dover cambiare, questi i vari attori che si mettono in discussione, modificando la visione delle persone con disabilità senza che siano solamente queste a doversi adattare. E il risultato più alto è che, così facendo, il contesto non risulta più essere protettivo, ma permette alle persone con disabilità di esprimere il proprio potenziale, di crescere e diventare adulte.
 
Dunque "ALL RIGHTS" si pone come uno strumento fruibile a familiari, servizi e alle stesse persone con disabilità coinvolte in questo processo di transizione e cambiamento notevoli, permettendo anche a studenti e/o a coloro che non sono esperti professionisti di accedere a un glossario introduttivo di un nuovo modo di pensare la disabilità.
 
E voi, siete ancorati ai vecchi paradigmi o avete cambiato il vostro modo di percepire la disabilità?
 
Scrivete a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina Facebook.

di Claudio Imprudente

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