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Non è mai troppo tardi... per imparare!

In virtù di questo, il "metodo Manzi" dovrebbe, innanzitutto spronare ad avviare un piano nazionale che possa dotare tutta la popolazione di strumenti tecnologici, garantendone così il libero accesso alle piattaforme digitali…

26 maggio 2020

Quanti di voi ricordano la pionieristica trasmissione "Non è mai troppo tardi. Corso di istruzione popolare per il recupero dell'adulto analfabeta" del brillante docente, pedagogista e personaggio televisivo Alberto Manzi? Correvano gli anni Sessanta e l'amatissimo "maestro degli italiani" svolgeva in televisione delle vere e proprie lezioni di scuola primaria con metodologie innovative, rivolte principalmente a classi di persone adulte analfabete o semi-analfabete. La trasmissione andò in onda per ben otto anni, a partire dal 1960, e si stima che quasi un milione e mezzo di italiani abbiano conseguito la licenza elementare grazie a queste lezioni che si svolgevano in prima serata. "Invogliare la gente a leggere e a scrivere, non semplicemente insegnare!" Era questo lo scopo che si prefiggeva il maestro, come lui stesso ci teneva a precisare, proponendo l'idea, a quei tempi d'avanguardia, di una scuola straordinariamente inclusiva.
 
Manzi utilizzava un blocco di carta montato su cavalletto, sul quale scriveva con un carboncino parole o lettere, accompagnate da disegni. Delle volte utilizzava anche una lavagna luminosa ideando, così, una sorta di LIM (lavagna interattiva multimediale), all'epoca assai suggestiva.
 
Certamente non sono paragonabili all'Italia degli anni Sessanta, alla tv in bianco e nero o a un gessetto e una lavagna su cavalletto, ma non c'è dubbio che le numerose iniziative mediatiche e didattiche che si sono diffuse ai tempi del Covid-19, abbiano richiamato alla mente la nota trasmissione televisiva.
 
A tal proposito, vi consiglio di guardare “La scuola in tivù” curiosissimo programma, in onda su Rai Scuola e su Raiplay, anche visibile sui portali on line di Rai Scuola e Rai Cultura, presentato dalla ormai nota attrice e conduttrice televisiva Anna Pancaldi, con la quale ho avuto il piacere di collaborare durante la sua esperienza di Servizio Civile presso il gruppo educativo "Progetto Calamaio", che come ben sapete, ho contribuito a fondare.
 
Su Rai Gulp la “campanella” suona grazie a “La Banda dei FuoriClasse”, il programma che fa parte del progetto #lascuolanonsiferma della Rai. Il conduttore Mario Acampa, accompagnato dall’illustratore Gabriele Pino, ha dato il benvenuto a ragazzi e genitori spiegando le modalità del programma che accompagnerà gli studenti fino a fine maggio. Il programma, ospita in collegamento via webcam, i docenti tra le quali c'è un'altra mia cara conoscenza, la maestra Alessandra Pederzoli. La trasmissione si rivolge agli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado.
 
È così che la Rai ha arricchito la propria offerta didattica e formativa con queste accattivanti lezioni, realizzate direttamente da docenti e insegnanti indicati dal Ministero dell’Istruzione. Ogni lezione ha una durata di 30 minuti, e viene preceduta da una breve introduzione utile per individuare l’ambito scolastico e la collocazione nel programma di studio.
 
O ancora... Da non perdere assolutamente: "Scuol@Casa Magazine", programma televisivo di Rai Cultura in onda dal 24 aprile 2020 alle ore 21.30 su Rai Scuola il lunedì, il mercoledì e il venerdì e dal 30 aprile alle 01:10 su Rai3.
 
Sempre la brillante Anna, il conduttore Davide Coero Borga e altri ospiti, ci spiegano come si possa fare scuola a casa e come studenti, docenti e famiglie possano vivere nel modo più costruttivo possibile questi difficili giorni. Si tratta dunque di un magazine ricco di suggerimenti e spiegazioni da parte di esperti, di pratiche nel campo dell'insegnamento a distanza, consigli sull'orientamento per gli studenti che terminano il percorso scolastico.
 
Con l'attuale situazione emergenziale, purtroppo il mondo della scuola si è trovato di fronte a un radicale cambiamento culturale che ha dato vita ad un ampio dibattito dal quale sono emerse svariate problematiche: non solo grande impreparazione tecnologica a livello di conoscenze e competenze, ma anche la mancanza di strumenti adeguati per larghe fasce di popolazione. Per numerose famiglie e insegnanti è in atto, seppure a stento, una vera e propria alfabetizzazione digitale che va  ben oltre l'uso consapevole di Internet.
 
Quanti sono, a livello nazionale, i comuni che dispongono effettivamente di una connessione veloce? Il mio pensiero va soprattutto a tutti quegli studenti che non dispongono di tecnologie basilari e non hanno quindi modo di approfondire le proprie competenze tecnologiche, di conseguire gli obiettivi prefissati nei programmi didattici, rischiando di esserne tagliati fuori in toto.
 
In virtù di questo, il "metodo Manzi" dovrebbe, innanzitutto spronare ad  avviare un piano nazionale che possa dotare tutta la popolazione di strumenti tecnologici, garantendone così il libero  accesso alle piattaforme digitali.
 
Quella che il maestro ci invitava a percorrere era una strada fatta di condivisione, responsabilità e complicità.
La sua era una scuola eterogenea, inclusiva, a favore dei più fragili, priva di forme di razzismo, che "impara a pensare", come direbbe lui. E il suo metodo educativo rimane una sfida tuttora in corso: educarsi per educare!
 
E voi, quali programmi di scuola e didattica vi hanno istruito e arricchito in questo periodo di quarantena?
 
Scrivete a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina Facebook.

di Claudio Imprudente

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