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Buon viaggio Maestro!

In questi giorni il calore della gente si è fatto sentire, non c’è stato profilo social che non abbia pubblicato una sua foto o una sua frase e anch’io vorrei dare il mio piccolo apporto

19 maggio 2020

In questi giorni il calore della gente si è fatto sentire, non c’è stato profilo social che non abbia pubblicato una sua foto o una sua frase e anch’io vorrei dare il mio piccolo apporto. Ammetto di aver conosciuto in principio il Maestro Ezio Bosso come molti di voi, grazie cioè ai riflettori di Sanremo. Prima di quella sera non avevo idea di chi fosse, né avevo alcuna familiarità con la sua musica o il suo fare musica.
 
A catturare inizialmente la mia attenzione fu quindi la novità, la ventata di aria fresca che quella nuova e inattesa performance aveva portato sul palco dell'Ariston, per assaporare come i tempi fossero cambiati da quando con “A muso duro”, Pierangelo Bertoli veniva issato a sedere e la carrozzina svaniva dietro le quinte....
Grazie ad Ezio, tuttavia, è successo qualcosa in più, me ne resi subito conto: la disabilità era stata definitivamente sdoganata davanti al grande pubblico, aprendo la strada a molti altri, come il più recente caso di Paolo Palumbo ci ha dimostrato  quest'anno.
 
Così, dopo aver conosciuto Ezio sul piccolo schermo, ho scelto di approcciarmi alla sua musica, per scoprire davvero chi fosse, e ho trovato un mondo ricco di splendide melodie e di contenuti che ancora porto con me. Ricordo bene quando una sera, a Parma, ascoltando  Rain, In Your Black Eyes, ho percepito con tutti i miei sensi l’odore e il suono della pioggia di cui mi parlava con la sua orchestra. In un’altra occasione poi, ho avuto la possibilità di incontrarlo dal vivo, al teatro sociale di Gualtieri (RE), un teatro rovesciato, in cui la platea convenzionalmente adibita al pubblico diviene ad un tratto palcoscenico per attori e musicisti, e nel luogo dove un tempo vi era il palcoscenico sono catapultati improvvisamente gli spettatori. È un rovesciamento fisico e concettuale allo stesso tempo. Lui lì amava tenere prove aperte in cui dialogava con il pubblico. Che emozione! Un momento che non dimenticherò mai. Abbiamo parlato insieme del silenzio, di come la pausa fra due note, sia essa stessa musica e come in un’orchestra o in una società, sia  sempre fondamentale.
 
La cosa più importante, diceva Ezio, è ascoltarsi e rispettare i silenzi dell’altro, un atto che non deve essere confuso con lo stare zitti, ma come educazione all’ascolto delle proprie e altrui fragilità.
 
L’inclusione passa infatti anche attraverso la musica, che è un collante che non fa differenze ma che distribuisce le nostre sensibilità e le nostre competenze. Occorre riconoscere le fragilità di tutti, non solo quelle più evidenti, perché è così che è nata la musica da camera, che non è solo suonata dai musicisti che hanno in mano uno strumento, ma anche dagli orchestranti senza uno strumento in mano, tutti pronti ad ascoltarsi e a fare musica insieme.
 
“La musica è un collante, crescita che riguarda tutti – spiegavi al Convegno Erickson di Rimini 2019 - la musica non fa differenze, distribuisce le nostre sensibilità e le nostre competenze. La società per crescere ha bisogno di riconoscere le fragilità di tutti, non solo di quelle più evidenti. La musica serve per far riconoscere la mia fragilità, la mia debolezza e limite, non solo quelli più evidenti. Non si è meglio o peggio di un altro, si è persone”.
 
Questo concetto, tanto caro a Ezio, mi ha fatto subito sentire in sintonia con la sua personalità e il suo pensiero. Come ogni musicista ha le sue peculiarità, così ogni bambino e ogni uomo dovrebbe potersi esprimere nella sua unicità.
 
“Una scuola, una società non credo debbano imporsi l’inclusione- continuavi- serve piuttosto una realtà capace di vedere i punti di vista differenti, che non significa mettere tutti sullo stesso piano. Significa che chi è basso può vedere ciò che l'alto non vede e viceversa, così, mettendoci insieme, vedremo l’orizzonte.
 
Noi siamo differenti, ciascuno con delle peculiarità, non tutti siamo primi violini e ogni direttore deve rispettare tutti gli strumenti. Questo è l’apporto che possiamo dare”.
 
Un’orchestra e una società potranno quindi dirsi complete solo quando punti di vista differenti ci permetteranno di vedere insieme l’orizzonte lontano, compenetrandosi a vicenda e non gareggiando per competere e vincere da soli.
Differenti punti di vista…. Differenti con le nostre peculiarità….
È attraverso l’ascolto, la curiosità e l'interconnessione con il passato e noi stessi che si può restare presenti e guardare al futuro, solo così saremo liberi.
 
Pause, silenzio, ascolto...
 
Che dire, Ezio, non nascondo una certa commozione a ripercorrere oggi tutto questo senza di te, sento già la tua mancanza... Grazie ancora Maestro per il tuo insegnamento, per le tue parole che tanto ci accomunano e che immagino continuerai a trasmettere anche lì dove sarai ora!
 
Se anche voi portate in serbo un ricordo del grande artista, scrivetelo a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina Facebook.

di Claudio Imprudente

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