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Occhio allo chef!

Sembra già passato un secolo, ma prima dell’emergenza coronavirus stavamo parlando del Festival di Sanremo e quest'anno ad accaparrarsi una buona fetta di notorietà è stata la storia di Paolo Palumbo, un ragazzo affetto da Sla

24 marzo 2020

Cari lettori, come ben sapete, questi che stiamo vivendo sono giorni complessi... Giorni in cui si ha a che fare con paure, incertezze e informazioni contrastanti relative ad un "nemico" invisibile di cui conosciamo solo un nome in codice! Il Covid 19 o Coronavirus, che dirsi voglia, ha portato nelle nostre vite timore, isolamento, sospensione delle attività sociali, professionali e più in generale delle nostre abitudini quotidiane, ma soprattutto, il fantasma di un virus che fa ammalare in alcuni casi anche molto gravemente.
 
Ora come ora avremmo bisogno più che mai di speranza, coraggio e fiducia nel futuro... E a tal proposito mi vengono in mente tanti bellissimi esempi di resilienza ed energia "contagiosa"!
 
Se ci pensate, solo un mese e mezzo fa, l'attenzione mediatica era tutta puntata sul Festival, più famoso e oramai anche più discusso, della storia della musica italiana, perché - diciamocelo - Sanremo è Sanremo!
 
Protagonisti delle passate edizioni sono stati la ballerina Simona Atzori, il direttore d'orchestra Ezio Bosso e la band musicale I Ladri di Carrozzelle, dedicando un interesse particolare alla disabilità, o meglio ancora al binomio musica-disabilità.
 
Quest'anno ad accaparrarsi una buona fetta di notorietà è stata la storia di Paolo Palumbo, un ragazzo affetto da Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), il più giovane d’Europa, salito sul palco dell’Ariston lo scorso 5 febbraio.
 
Paolo ha 21 anni, è originario di Oristano, e come tanti suoi coetanei aveva un sogno nel cassetto: diventare uno chef! La sua malattia però lo ha posto di fronte ad ostacoli imprevedibili, così Paolo ha dovuto tirare fuori una grinta travolgente e questo suo entusiasmo gli ha permesso di lottare con grande impegno. Pensate che ha persino inventato un tampone consentendo a chi si alimenta col sondino di sentire i sapori… Il “Gusto della vita”, lo ha avrebbe chiamato! Inoltre, ha ricevuto i complimenti di Obama, che lo ha invitato negli USA a curarsi con terapie sperimentali, ma il giovane ha risposto prontamente: “Non potevo accettare. Io sono solo uno dei seimila malati di Sla italiani. Mi sarei sentito un vigliacco”.
 
E poi Sanremo 2020! Prima partecipa alle selezioni di Sanremo Giovani a Roma senza riuscire ad accedere alle fasi finali. Infine, Amadeus, colpito dalla sua storia, lo invita in veste di super ospite. Così Paolo si presenta elegantissimo sulla sua carrozzina, accompagnato dal rapper, ormai suo amico, Christian Pintus, in arte Kumalibre e dal cantautore Andrea Cutri che ha diretto l’orchestra, interpretando il suo brano «Io sono Paolo» attraverso un comunicatore con sistema oculare che gli ha consentito di partecipare attivamente alla performance.
 
Le sue rime si compongono attraverso gli occhi e diventano parole grazie alla voce di un computer, ma non per questo non trasmettono emozioni, anzi il rap di Paolo e Cristian è arrivato dritto al cuore del pubblico che li ha applauditi calorosamente.
 
A tal proposito dice Paolo: “Il coraggio, da parte mia, non è quello di esibirmi (non posso stonare!) ma quello di veicolare il mio messaggio nel modo più chiaro possibile […] Per prima cosa voglio che le persone capiscano che le disabilità non guardano in faccia nessuno, e per questo ognuno di noi dovrebbe essere più altruista nei confronti del prossimo, perché gli imprevisti sono dietro l'angolo ed è importante avere qualcuno al nostro fianco o essere al fianco di qualcuno. Appurato questo, voglio ribadire l'importanza dell'usare bene il proprio tempo. È poco, e per questo dovremmo fare del nostro meglio affinché sia un tempo indimenticabile”.
 
Ma Paolo, nello straordinario discorso alla fine della sua esibizione, parla anche dei suoi affetti famigliari, del fatto di non essere un ragazzo sfortunato, e così mi sono sentito subito in sintonia con lui perché inevitabilmente ho pensato a uno dei temi che tratto maggiormente durante i miei incontri di formazione, ossia quello dei limiti che ognuno porta dentro di sé e, quindi, delle “sfighe” che possono diventare delle sfide!
 
Insomma, anche quest’anno Sanremo ci ha regalato tanti bei contenuti all’interno di un contenitore di spettacolo e svago. Lo stesso Paolo dice a tal proposito: “Penso che da un lato la mia partecipazione avrebbe distolto l'attenzione dalla qualità delle canzoni in gara […] Essere ospite mi ha permesso di veicolare al meglio il mio messaggio, senza il rischio di oscurare altri artisti”.
 
E quindi, chissà, quale disabilità il prossimo anno darà un tono in più al nostro Festival! Sono aperte le scommesse!
Perciò…
Scrivete a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina Facebook.

di Claudio Imprudente

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