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L’impegno di Menego

Ci sono due cose che forse non tutti sanno...Chi è Menego, detto anche Meneghino, e quale città è stata nominata Capitale Europea del Volontariato 2020…

11 febbraio 2020

Ci sono due cose che forse non tutti sanno...Chi è Menego, detto anche Meneghino, e quale città è stata nominata Capitale Europea del Volontariato 2020. In realtà vi ho già dato un chiaro indizio, complici le celebrazioni del Carnevale, tra lazzi, racconti, carri e personaggi di ieri e di oggi. Non a caso infatti Menego è la maschera tradizionale di una delle più belle città del Nord Italia, una città piena di arte e di cultura ma anche nota per la sua operosità.
 
Menego, a dirla tutta, proprio operoso non era, contadino ingenuotto e fannullone, amante della buona tavola come i più celebri servi della Commedia dell’Arte. Proprio per questo, chissà, la città della Cappella degli Scrovegni lo ha amato così tanto, concedendosi un po’ di svago nel corso delle sue quotidiane attività. Se c’è una cosa d’altronde che i Veneti sanno fare bene è lavorare e divertirsi insieme.
 
Sarà proprio così allora che alla città di Padova, ormai lo avete capito, è stato conferito il riconoscimento di Capitale Europea del Volantariato 2020, grazie alla sua capacità di valorizzare l’impegno civile, l’empatia verso il prossimo, la gratuità dell’agire con e per gli altri.
 
Un ricco programma di incontri, eventi e progetti di rete farà da sfondo a questo nuovo impegno per la città e l’Italia tutta, che cercherà di mettere al centro il ruolo e il valore di chi il volontariato lo pratica da anni e chi deve ancora cominciare, di pari passo con le sfide del contemporaneo: migrazioni, ecologia, povertà e anzianità in crescita.
 
Parlare di volontariato oggi però, diciamocelo, non è affatto facile, e la prospettiva da cui si guarda molto diversa da quella dei miei tempi, quando questa pratica era senza dubbio più supportata sia a livello politico che culturale.
 
L’obiezione di coscienza, per dirne una, era una vera e propria scelta che nasceva in opposizione alla leva obbligatoria. “Non voglio prendere un fucile in mano, preferisco aiutare qualcuno”, era il pensiero di fondo.
 
Ora le cose sono cambiate e anche l’obiezione ha assunto nuove forme, dal Servizio Civile Nazionale al volontariato tout court, senza contare tutta l’area cattolica che in quest’ambito ha sempre viaggiato costantemente e in parallelo.
 
A ciò si aggiungono ulteriori complicazioni, il precariato giovanile, per dirne una, e l’accelerazione dei ritmi del quotidiano, tutti sempre connessi e impegnati su più fronti, in risposta anche a un aumento dei bisogni nato da un’attitudine al consumismo sempre più in crescita.
 
Le abitudini insomma sono cambiate e le sicurezze economiche anche, motivo per cui ora la maggior parte delle persone che operano nel volontariato o sono in pensione o sono a loro volta in difficoltà.
 
Non voglio ovviamente dire che chi si trova in una situazione di disagio non possa dare un contributo, anzi, ne ho ampiamente parlato in un mio precedente articolo a proposito del mio autista Mario, una bravissima persona, voglio solo rendere il tema un po’ più schietto e attuale.
 
La nomina di Padova a Capitale Europea del Volontariato 2020 è a mio parere un’ottima notizia e un’occasione per ricominciare a riportare le persone al centro di questa pratica, che all’aiuto unisce la crescita personale e della società tutta.
 
A celebrarla ci ha pensato anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, lo scorso venerdì 7 febbraio, alla Fiera di Padova insieme all’attrice Lella Costa e a Riccardo Bonacina, fondatore di Vita.
 
Oggi più che mai abbiamo bisogno di stare uniti per affrontare il futuro e credo che anche le politiche sui temi dell’ambiente, delle migrazioni e della povertà non possano prescindere dal coinvolgimento diretto di tutti noi.
 
Vi invito perciò tutti a partecipare agli eventi di questo grande percorso, cercando di stare sul presente, per costruire e guardare avanti.
 
Vi siete mai chiesti, per esempio, come mai lo specchietto retrovisore di un’auto è più piccolo del parabrezza?
 
Che dire, non ci resta che tirare su le maniche e darci all’avventura, perché il volontariato è anche questo, una vera e propria avventura in cui mettersi alla prova e incontrare persone che cambiano la vita.
 
E voi, da quale vetro preferite guardare?
 
Scrivete a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina Facebook.

di Claudio Imprudente

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