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Della resilienza non si può fare senza!

Riflessioni dopo il concerto dell'Orchestra Invisibile, composta da musicisti e percussionisti con autismo, “accomunati dalla passione per la musica e dall’interesse per la ricerca scientifica”. Il concerto ha dato il via al primo seminario internazionale “A proposito di resilienza: ecologia sociale ed umana e sostenibilità”

7 novembre 2019

A volte mi capita di esclamare dentro di me: “Allora tutto è possibile!”. 
Alcuni giorni fa sono andato ad ascoltare un concerto un po' singolare presso l’Oratorio San Filippo Neri di Bologna, in pieno centro storico, a due passi dalle Due Torri. Si trattava dell’Orchestra Invisibile,composta da musicisti e percussionisti con autismo, accomunati dalla passione per la musica e dall’interesse per la ricerca scientifica. 
 
Ma perché chiamare un’orchestra “invisibile”? Perché una delle peculiarità di questo gruppo è proprio quella di  dare “visibilità” ai musicisti, evitando però che la presenza di un pubblico esterno possa turbare la tranquillità e l’equilibrio tra i vari componenti. L’Orchestra suona con una modalità molto particolare, ovvero in formazione circolare per facilitare il contatto visivo tra i membri, ed è questo il motivo per cui gli scambi comunicativi sul palco avvengono prevalentemente sul piano non verbale. Il repertorio degli Invisibili è variegato, ma incentrato prevalentemente sul jazz mainstream.
 
Il concerto ha dato il via al primo Seminario Internazionale “A proposito di resilienza: ecologia sociale ed umana e sostenibilità”, tenutosi in Italia, avente il fine di esplicitare e approfondire i fondamenti della nozione di resilienza, che tengono dunque un filo conduttore con gli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile promossa dall'ONU. 
 
A presiedere il simposio vi erano diversi docenti ed esponenti universitari provenienti da tutto il mondo, tra cui Elena Malaguti, professoressa di didattica e pedagogia speciale del Dipartimento di Scienze dell’Educazione (Università di Bologna), ed organizzatrice dell’evento. 
 
La resilienza è ormai un tema ricorrente, mi verrebbe da dire “quasi di moda” proprio perché legato alla vita di tutti i giorni e a vari contesti (personale, familiare, professionale, educativo, medico – riabilitativo e ambientale). Come afferma la nota docente Elena Malaguti, essa può essere considerata come la capacità di affrontare eventi stressanti, superarli e continuare a svilupparsi aumentando le proprie risorse con una conseguente riorganizzazione positiva della vita. 
 
È importante riconoscere che la persona, la famiglia, il gruppo e la comunità siano parte integrante della storia dell’individuo resiliente.
La resilienza è una competenza che si sviluppa nelle relazioni, pertanto viene accresciuta e fortificata da tutte le esperienze in grado di incentivare un sentimento di efficacia personale e di valorizzazione del sé. È dunque la capacità di affrontare cambiamenti, imprevisti e improvvisi provocati dall’esterno, di conseguenza i vari contesti, connessi tra loro, creano le condizioni protettive per supportare le difficoltà legate al trauma.
 
Ovviamente l’argomento va a braccetto con il tema della disabilità, e a tal proposito, mi viene in mente l’immagine a me cara (e ormai anche a voi) del geranio , che dal balcone resiste alle intemperie e ai cambiamenti climatici, e ha bisogno di  un buon terreno dove affondare le proprie radici, di acqua, sole e aria per poter crescere rigoglioso, così come la persona con disabilità ha bisogno di relazioni e contesti di fiducia che gli forniscano quei fattori di protezione e di valorizzazione del sé necessari ad affrontare e superare le proprie difficoltà. 
 
Ma ritornando alle sinfonie dell’Orchestra, a voi è mai capitato di sentirvi invisibili? Scrivete a claudio@accaparlante.it oppure sulla mia pagina Facebook

di Claudio Imprudente

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