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Chi bussa alla mia porta?

Ci sono dei B&B non solo sono aperti ad accogliere turisti con disabilità ma che sono gestiti direttamente da persone con disabilità, che vivendo certe situazioni su di sé sono anche dotati di ciò che serve…

7 agosto 2019

Diciamocelo, ogni volta che si parte per una vacanza, sia essa un lungo viaggio o una toccata e fuga per il weekend, la parte più brigosa per tutti resta il momento della prenotazione. Trovare un albergo o un B&B che faccia al caso proprio è sempre un terno al lotto soprattutto quando chi prenota è una persona con disabilità.
 
Non è certo una novità, ogni anno il problema si ripropone e la discussione si riapre, tutte le volte però, mi fa piacere notarlo, con un piccolo spostamento, un passo in avanti in più.
 
Negli ultimi miei articoli di questi anni non ho mai smesso di sottolineare quanto le persone con disabilità, in particolare i giovani, si stiano facendo spazio nelle strutture alberghiere, nei ristoranti e nei bar, che si occupano di allietare il nostro soggiorno al mare, in montagna o nelle città d’arte. In che modo? Dall’altro lato della barricata, dietro i banconi, alla reception, ai tavoli, in una parola: al lavoro.
 
L’impennata turistica che il nostro paese sta ricevendo ha certamente i suoi pro e i suoi contro ma è un dato di fatto che quest’ondata stia producendo nuovi modi di concepire il viaggio, vitto e alloggio compreso.
 
Non sono poche infatti le persone che si rivolgono a un colosso come Aribnb per trovare un appoggio utile ai propri spostamenti, con l’idea non solo di spendere meno ma anche di essere ospitati a casa di qualcuno, di ricevere un certo tipo di accoglienza, di entrare in relazione con le persone e la cultura dei luoghi che andremo a visitare.
 
Proprio per questo, oltre che perché politicamente corretto, Airbnb obbliga ora i propri iscritti a non mettere veti pregiudiziali alle richieste di persone con disabilità o di altri paesi, seguendo quindi per legge un approccio inclusivo e antirazzista.
 
Sarei curioso di sapere quanti davvero ne hanno usufruito e le loro esperienze.
 
Ora mi limito a segnalare un’ulteriore possibilità che unisce all’ospitalità ancora una volta il lavoro, nell’idea di rendere la persona con disabilità davvero partecipe della società e dei suoi processi.
 
Sto parlando di B&B che non solo sono aperti ad accogliere turisti con disabilità ma che sono gestiti direttamente da persone con disabilità, che vivendo certe situazioni su di sé sono anche dotati di ciò che serve, a seconda ovviamente delle esigenze.
 
È il caso, ne avrete già sentito parlare, di B&B Like your Home, una formula nata in Campania e diffusasi a Venezia, Folgaria, Verona, oggi sostenuta anche dall’associazione Fondazione Casa amica di Bergamo.
 
Oppure di 8 Stelle, a Foggia, B&B gestito da otto ragazzi con Sindrome di Down dall’energia contagiosa.
 
O ancora, all’Aquila, con  B&B For All, un fiore all’occhiello per la regione Abruzzo, basato sulla personalizzazione del servizio, in una zona che più di altre ha bisogno di rinascere su nuove prospettive, capovolgendo in positivo le proprie difficoltà con l’azione creativa e senza cedere all’isolamento.
 
Potrei continuare ancora, con questa bella spinta inclusiva che arriva dal nostro Sud per parlare di integrazione agita e capace di mutare, nell’esperienza, le nostre abitudini.
 
Che dire, non mi resta che pensare alla mia prossima destinazione e tenere d’occhio il cellulare.
 
E voi, siete dei bravi ospiti?
 
Raccontatemi le vostre esperienze a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina Facebook.

di Claudio Imprudente

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