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Per fare inclusione ci vuole un fiore…

A Francoforte per portare esperienze e cultura dell’inclusione scolastica italiane. Ma… non crediate che per noi sia bella che fatta, continuiamo a coltivare il nostro giardino, continuiamo ad innaffiare diversità

10 giugno 2019

Tanta pioggia e tanta nebbia, oltre che freddo, pur essendo a fine maggio. Ecco ciò che abbiamo trovato una volta atterrati all’aeroporto di Francoforte. E voi vi chiederete: ma che ci facevi, Claudio, in Germania? Per riflettere, rispondo io, insieme ai miei colleghi del Centro Documentazione Handicap di Bologna, sull’integrazione scolastica e sull’inclusione delle persone disabili nella società e soprattutto per discuterne con gli insegnanti e gli studenti della Scuola Eugen Kaiser (EKS), scuola professionale specialistica per educatori.
 
Se ho scelto di spingermi tanto al nord è stato anche per portare quella che è la nostra esperienza nazionale di inclusione e di integrazione scolastica. Esperienze personali e concrete come la mia infatti, che sulla mia pelle ho vissuto certi cambiamenti epocali, come il passaggio dalle “classi degli asini” alle classi di tutti, è chiaramente piuttosto d’impatto per chi non ha ancora fatto esperienze del genere.
 
Il 26 marzo 2009 la Germania si è ufficialmente impegnata a chiudere le scuole speciali per permettere a tutti gli alunni, con bisogni speciali e non, di imparare e studiare nella stessa classe. Tutto questo prenderà effettivamente il via entro il 2020. Un primo passo quindi verso l’integrazione scolastica e sociale che tuttavia ha sollevato in loco molti dubbi, ancora rivolti alla sua efficacia, vera o presunta che sia. Non sono pochi coloro che tra insegnanti, genitori, operatori del settore e politici, criticano e temono l’inserimento dei bambini con disabilità nelle classi normali. Succede in Germania ma non solo.
 
La nostra cara Italia, pur con tutti i suoi difetti, la soluzione l’ha trovata nel 1977, con la Legge sull’Integrazione Scolastica. Le battaglie dal basso di genitori e associazioni e qualche legislatore illuminato combinarono una vera e propria rivoluzione culturale, il che ci ha fatto crescere sotto tanti punti di vista. Dura lex, sed lex, dicevano i latini, ma chiaramente una legge scritta non può fare inclusione da sola. Per questo, dopo quarant’anni, non mancano ancora oggi episodi di discriminazione, di mal funzionamento dell’inclusione, di insegnanti di sostegno precari, di alunni che passano le mattinate in delle stanze ad hoc… Difficoltà che perdurano, ma che non scalfiscono la mia idea di integrazione, di una scuola per tutti. Le differenze sono comunque tangibili e io le ho viste nascere e crescere con i miei occhi. Raccontarle a tu per tu con gli amici tedeschi, in parte ancora perplessi sulla sfida inclusiva, è stata davvero una sfida stimolante.
 
Come abbiamo fatto? No, non li abbiamo annoiati parlando solo dello storico del nostro paese. Li abbiamo fatti osservare e nemmeno troppo lontano, fuori dalle finestre delle loro aule. Fuori da quelle finestre c’era infatti un bellissimo giardino: viole,  tulipani, tarassaco (il nostro piscialetto),  ortensie, margherite e rose.
 
Tanti fiori, tutti diversi. Un colore per ogni dimensione. Una diversità che vista nell’insieme creava una bellissima armonia, un’esplosione di sfumature che regalava un contesto piacevole. Ecco allora, guardiamo i fiori e guardiamo anche i ragazzi, compatti, tutti insieme, pur essendo completamente diversi.  Tenerli insieme, si sa, non è facile. Basta chiedere a un qualsiasi giardiniere. Alcuni fiori richiedono molta acqua, altri quasi non ne vogliono. Alcuni di loro vogliono il sole a picco, altri il sole lo vogliono evitare e preferiscono stare in penombra. Certi fiori vanno curati con i guanti, data la loro fragilità, e vanno coperti in caso di clima infausto, ci sono quelli invece che sono molto forti e resistono senza problemi alle intemperie.
 
Ecco, amici tedeschi, in ogni classe e in ogni giardino ci sono molti fiori. Ognuno uguale e diverso dall’altro. Ma è proprio la diversità che fa del giardino una meraviglia. Quella diversità che ci arricchisce. Alla fine credo di averli convinti e di aver portato un po’ di concime, di cultura dell’inclusione anche Oltralpe.
 
Detto ciò, non crediate che per gli italiani sia bella che fatta, continuiamo a coltivare il nostro giardino, continuiamo ad innaffiare diversità.
 
E voi, quali fiori scegliereste per il vostro spazio verde?
 
Scrivete a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina Facebook.

di Claudio Imprudente

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