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Sartorie Leggere

L’idea di questo progetto non vuol dire esclusivamente moda: vuol dire “inclusivamente moda”. L’obiettivo centrale è creare abiti “accessibili” a tutti. Tall, petite, magri o oversize, i loro abiti non sono dedicati ai disabili, ma concepiti come una moda per ogni fisico, personalità, esigenza

7 maggio 2019

Italia, paese di santi, poeti e navigatori. Paese del buon cibo, di paesaggi mozzafiato e della moda. Eh già la moda, i grandi marchi italiani famosi nel mondo, Armani, Versace, Dolce&Gabbana. Tanta moda di alta classe e tanta moda innovativa e creativa. Tra questi ultimi quello che ha stuzzicato di più la mia curiosità, pur non essendo propriamente uno stilista, è il progetto di “Sartorie Leggere”, nuovo orgoglio dello stile Made in Italy. Perché l’idea di “Sartorie Leggere” non vuol dire esclusivamente moda. Vuol dire “inclusivamente moda”. “Il progetto Sartorie Leggere - spiega Elena Rasia, social media manager dell’azienda - è una realtà che ha tra le sue missioni l’inclusione lavorativa di persone ritenute “categorie deboli” dall’attuale mercato del lavoro, valorizzandone le capacità e che porta sempre avanti la conoscenza e il concetto di "moda inclusiva", adatta a essere indossata da chiunque. Anche io sono una ragazza in carrozzina per una paralisi cerebrale che mi ha colpita alla nascita.”
 
Quello che dice Elena è davvero importante. Ne ho parlato decine di volte nei miei articoli, soffermandomi sull’importanza dell’estetica della disabilità. Perché, come dicevano le operaie femministe dell’industria tessile nei primi del ‘900, vogliamo il pane ma vogliamo anche le rose. Quindi priorità ai diritti, alla valorizzazione della persona con disabilità, ai sostegni economici alle famiglie e all’inclusione scolastica. Ma ora vogliamo le rose, una cultura accessibile e, perché no, una moda accessibile a tutti. La fondatrice del progetto di Sartorie Leggere è Barbara Montanari, una ex imprenditrice che si è rimessa in gioco investendo in questa idea imprenditoriale ed è anche mamma di una bambina con Sindrome di Down. L’obiettivo centrale di “Sartorie leggere” è dunque creare abiti “accessibili” a tutti. Tall, petite, magri o oversize, i loro abiti non sono dedicati ai disabili, ma concepiti come una moda  per ogni fisico, personalità, esigenza.
 
La sartoria è inoltre completamente ecologica e produce abiti di recupero made in Italy, grazie alla creatività e alla competenza di ex lavoratrici del settore moda in pensione. A lavorare nell’équipe non solo stilisti o addetti al settore moda ma anche persone con disabilità. Questo perché, come ogni azienda, le dinamiche lavorative toccano diversi rami e diverse competenze. Insieme a Elena infatti, almeno 8 sono le altre persone con disabilità coinvolte, di cui 4 con disabilità o donne sole con figli disabili.
 
Tra queste c’è Sara, bidella e poetessa con Sindrome di Down, che ha creato per “Sartorie Leggere” una linea di t-shirt dal nome “Pagine Tessili” con scritti i versi delle sue poesie, ed è riuscita nel sogno di far indossare quelle maglie ad una delle sue band preferite, la band bolognese “Lo Stato Sociale”.
 
“Sartorie leggere” ha una sede nel centro di Bologna e lavora online sul sito www.sartorieleggere.it
 
Allora, siete pronti per fare un po’ di sano shopping inclusivo?
 
Scrivete a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina Facebook.

di Claudio Imprudente

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