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ABC… l’alfabeto dell’inclusione

L’Associazione Bambini Cerebrolesi nei suoi primi 29 anni di vita è stata punto di riferimento per le famiglie che si fanno carico in prima persona della riabilitazione e, in generale, del progetto di vita dei propri figli con disabilità. Ma non solo…

24 aprile 2019

Dicevo ABC… devo continuare? No, non serve. Per carità ripetere l’alfabeto, magari canticchiandolo, può sempre essere un buon esercizio per tenere allenata la mente. Ma in questo caso, per la storia che voglio raccontarvi, basta fermarsi alla lettera C. Sì perché le prime tre lettere dell’alfabeto possono già dire tanto.
 
ABC Sardegna è un’associazione di volontariato che da tanti anni (il prossimo anno ne compie ben trenta) svolge attività a sostegno delle famiglie socie, affinché venga riconosciuto ai bambini cerebrolesi il diritto di vivere (e curarsi quando necessario) nel proprio nucleo familiare, quale luogo naturale e privilegiato dell’affetto e dell’amore per ogni persona umana.  L’Associazione Bambini Cerebrolesi nei suoi primi 29 anni di vita è stata punto di riferimento per le famiglie che si fanno carico in prima persona della riabilitazione e, in generale, del progetto di vita dei propri figli con disabilità. Ma non solo.
 
“ABC Sardegna si adopera per il riconoscimento del diritto dei bambini di vivere nel proprio nucleo familiare e per il superamento e l’abbattimento di ogni ostacolo che impedisca la loro piena integrazione sociale. Agisce a supporto delle famiglie associate, non gestendo direttamente i servizi, ma sollecitando le autorità e gli enti pubblici e privati a svolgere efficacemente il loro dovere.
 
Si impegna nella difesa e promozione dei diritti scolastici, civili, sociali e sanitari, per un nuovo modello di sicurezza sociale che consideri la famiglia quale risorsa fondamentale della vita delle persone.”
 
Quello che fanno è molto chiaro, spendersi tra la società civile, la scuola e le istituzioni per evitare che i loro figli siano rinchiusi in strutture segreganti.
 
In questo modo le famiglie si fanno carico in prima persona della cura e della riabilitazione del proprio figlio e insieme si adoperano per il riconoscimento del diritto dei bambini di vivere nella loro famiglia, nella loro comunità.
 
Gli ostacoli che si trovano davanti sono tantissimi, soprattutto, come spiegano nella loro presentazione online, dovute a un modello che non prevede interazione tra questa esperienza e le politiche e dell’intervento socio sanitario. La Sanità nazionale tende infatti, ad escludere la famiglia dal progetto e dallo sviluppo del programma di riabilitazione del proprio bambino.
 
Ma quello che mi preme sottolineare è cosa anima le volontà e le fatiche di quella che, ricordiamolo, è soprattutto un’associazione di volontariato, animata in maggioranza dagli stessi genitori di bambini con disabilità ma anche da altri validi professionisti che conosco e stimo da tanto. Dal mio caro amico Marco Espa, adesso presidente nazionale, fino alla presidente di ABC Sardegna Luisanna Loddo Frau, da Rita Polo a Francesca Palmas.
 
Stima perché quello che li muove è lo stesso sentire che ha animato i miei genitori in primis e successivamente i contesti che ho (e che mi hanno) contagiato, dal mondo della scuola a quello del lavoro. Quell’idea tanto rivoluzionaria quanto concreta che una persona con disabilità possa arricchire i contesti che frequenta, che non debba necessariamente essere solo un oggetto da assistere e da curare ma che abbia la possibilità di essere un soggetto in grado di fornire a chi sta intorno stimoli dal punto di vista umano, morale e sociale. Partendo dalla famiglia, arrivando alla società.
 
Una spinta che parte dal basso per arrivare molto in alto. Questa è la storia di ABC Sardegna, ma questa è anche la mia storia e quella di tanti altri. Quindi, come ripeto da una vita, rimane l’esigenza di promuovere e condividere queste buone prassi, queste esperienze, queste battaglie.
 
Cara ABC, altri trenta di questi anni.!
E allora, iniziamo a canticchiarla? “ABC… “
Scrivete a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina Facebook.

di Claudio Imprudente

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