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Prove di volo

L’energia che Lawrence mette in campo è tutta proiettata sul futuro, in direzione di una possibilità per suo figlio e tutti i bambini come lui…

11 aprile 2019

“Sono o non sono il Capitan Uncino?/E allora quando vi chiamo/lasciate tutto e correte/e fate presto perché/chi arriva tardi lo sbrano! Avanti chi mi dà/notizie di Peter Pan?”. Così cantava Edoardo Bennato nel 1980 nella sua celebre Il rock di Capitan Uncino. E oggi, chissà, dove è finita quella peste di Peter Pan! Io, caro Uncino, qualche tempo fa ne ho visto in giro uno ma di certo non ti rivelerò dove si nasconde, anche perché, fidati, di questo passo sarà lui a trovarti!
 
Vi state chiedendo come ci sono riuscito? Il merito va a un papà, Alan Lawrence, professione fotografo, che nella campagna Bringing light,  “portare la luce”, fa letteralmente prendere il volo al figlio William, il più piccolo dei suoi cinque, affetto da sindrome di Down. Al di là degli effetti speciali e dei segreti del mestiere (il piccolo appare davvero immortalato per aria), quello che colpisce sono i contesti in cui il bambino ci offre il suo simpatico passaggio.
 
In bagno, davanti allo specchio, a colazione, durante una partita di basket, in un bosco, proteso verso un dinosauro giocattolo, felice con gli altri bambini che vanno in bici o che fanno in gruppo un pupazzo di neve… Oppure eccolo ancora, planare sugli scaffali più alti di una biblioteca pubblica, su un pianoforte, divertirsi in montagna tra le mucche, prendere e fare una bella corsa…
 
Sono finestre sul quotidiano i quadri che Alan immagina di dedicare al figlio, che partono da una domanda semplice, propria di tutte le mamme e i papà: mio figlio/a crescerà bene? A cui subito segue: che cosa mio figlio/a farà da grande? E, infine, per le bambine e i bambini come William, sarà possibile dare una risposta a tutte queste domande?
 
Certo che sì sembra risponderci con l’immediatezza dell’immagine papà Alan, ritraendo il figlio prima di tutto con ironia, facendolo “accedere” a tutte le sue attività come se vi si intrufolasse dall’alto, con un po’ di furbizia, davvero come un piccolo Peter Pan.
 
La differenza è che William vuole e deve diventare grande e che le foto, benché rappresentino delle semplici azioni, sono anche specchio di significativi passaggi di vita e di crescita. A guardarlo, per esempio, viene spontaneo pensare alle nostre “prime volte”, la prima volta in cui abbiamo giocato con altri bambini in un parco, provato a suonare uno strumento, incontrato gli animali della fattoria. Ma se la tenerezza ci spinge a guardare al passato, l’energia che Lawrence mette in campo è tutta proiettata sul futuro, in direzione di una possibilità per suo figlio e tutti i bambini come lui.
 
Se William potrà facilmente partecipare a quegli scenari più complesso sarà il farlo da terra, scendere cioè giù, essere davvero in mezzo agli altri e alle cose. Serviranno sicuramente la simpatia e l’entusiasmo che contraddistinguono lui e la sua famiglia ma anche quello degli altri soggetti presenti nelle foto.
 
È soprattutto al loro coinvolgimento nella storia di William che questa bella intuizione del nostro papà fotografo ora si rivolge. In fondo, quanti personaggi servono per dare al protagonista di ogni favola che si rispetti la propria narrazione? Spugna, Capitan Uncino, i bambini sperduti, Wendy e persino il coccodrillo, tutti hanno un ruolo nel percorso di Peter Pan… Papà Alan questo lo sa bene e presto lo saprà anche William.
 
Sarebbe bello vedere le stesse foto tra qualche anno, quando il bambino sarà cresciuto e magari sceso a terra in mezzo a tutti noi. Che dite, potrei proporglielo?
 
E voi, siete mai entrati dalla finestra nella vita di qualcuno?
 
Scrivete a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina Facebook.

di Claudio Imprudente

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