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Imparerò a volare

Ma cosa c'entra Alex Zanardi con la fragilità che ci spinge a guardare in alto? C'entra parecchio, almeno così la pensano anche Roberto Vecchioni e Francesco Guccini. “Oggi c’è bisogno di parole e di persone che sappiano di poesia”

4 dicembre 2018

Inutile dire chi sia Alex Zanardi, è viva per tutti l’immagine di lui che alza al cielo la sua bicicletta come se la facesse volare... Mentre la riguardavo, in questi giorni, mi è venuto spontaneo associare un'altra immagine, quella del classico pacco da imballaggi con la scritta “Fragile”. Non so se l'avete mai notato ma di solito quella scritta è accompagnata anche da una freccia rivolta verso l'alto. Un richiamo, una suggestione, quasi a indicare che alla parola fragilità si può associare una spinta, un invito a guardare in alto, mentre noi, diciamocelo, siamo soliti pensare che ci faccia guardare in basso, o no?
 
Ma cosa c'entra Alex Zanardi con la fragilità che ci spinge a guardare in alto? C'entra parecchio, almeno così la pensano anche Roberto Vecchioni e Francesco Guccini, che insieme hanno firmato il loro ultimo singolo Ti insegnerò a volare, dedicato proprio al grande atleta paralimpico.
 
Il testo, manco a dirlo, è molto bello, in pieno stile Guccini e Vecchioni, cantautori e poeti della mia generazione, che ancora, a quanto pare, hanno di che dire e di che cantare...
 
Non da meno è anche il video che accompagna la canzone, in cui, a far da sfondo alla prova canora dei due c'è il giovane poeta di strada Ivan Tresoldi, noto a Milano, non solo per aver “imbrattato” le mura della città con i suoi versi evocativi ma anche per la grafica utilizzata che sembra uscita direttamente da un libro miniato medievale...
 
Tresoldi è noto anche per la sua amicizia e collaborazione con un altro grande poeta dei nostri tempi, il giornalista con disabilità Antonio Giuseppe Malafarina che su Invisibili  dedica all'artista un'interessante intervista.
 
Il video così come la canzone non ci fornisce risposte, né, di fatto, parte da domande certe, ci indica piuttosto una possibilità, quella cioè di ribaltare una situazione di partenza oppure un cambiamento, di spostare la freccia della fragilità dal basso verso l'alto.
 
“E se non potrò correre/e nemmeno camminare/imparerò a volare”, recitano i versi di Guccini-Vecchioni e io mi immagino Alex, a bere vino bianco e a cantare con loro in osteria, ricordando, magari, le sue vittorie e le sue imprese, i momenti più emozionanti, i più difficili e i più esilaranti, che, di sicuro, non saranno mancati.
 
Non ci resta quindi che alzare anche noi i calici verso l'alto, per spostare la freccia in su e cominciare a impegnarci per imparare a volare, verso quello che ci importa davvero, verso quello che ancora non conosciamo, verso quello che noi siamo.
 
Perché, come canta Francesco: “Se partirai per Itaca/ti aspetta un lungo viaggio/un mare che ti spazza via/i remi del coraggio/la vela che si strappa e il cielo/in tutto il suo furore però per navigare solo/ragazzo, basta il cuore/ qui si tratta di vivere/non di arrivare primo/e al diavolo il destino”...
 
Grazie Francesco, grazie Roberto, grazie Ivan e soprattutto grazie Alex, oggi c'è bisogno di parole e di persone che sappiano di poesia.
 
Scrivete a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina Facebook.

di Claudio Imprudente

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