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A Cattolica con Beppe!

“Non bastano una sedia acquatica e una passerella per definire l’accessibilità”. Ci vogliono anche i Beppe Maniglia, aggiungo io...

24 agosto 2018

A Bologna, in Piazza Maggiore, c’erano una volta due statue molto famose…Una la conoscete già, è il Nettuno del Giambologna, piuttosto mainstream, l’altra invece è una chicca per intenditori, anche perché era ed è una statua in carne e ossa. Mi riferisco, qualcuno lo avrà capito, allo showman Beppe Maniglia, uno dei personaggi-icona della città dagli anni Ottanta. Musicista rock sui generis, noto ai più per la chitarra elettrica con maniglia e le casse montate sulla Harley, con le sue performance ha allietato per anni i weekend del centro, prediligendo proprio la piazza del Nettuno e finendo per diventare una figura riconosciuta da tutti.

Pochi, forse, sanno che Beppe divenne famoso agli esordi per una dote piuttosto originale: far scoppiare le borse dell’acqua calda soffiandoci dentro…Già, vi ho detto tutto. Eppure io ho sempre amato questa statua vivente, decisamente fuori dagli schemi, per il suo stile eccentrico ma personale e soprattutto per avere come tema ricorrente nelle sue canzoni storie e leggende degli Indiani d’America.

Dopo un’accesa diatriba con il Comune, causa l’alto volume delle sue esibizioni, Beppe oggi non suona più a Bologna, una grossa perdita a mio avviso, perché, al di là dei gusti, rappresentativa di un pezzettino di storia della città.

Detto ciò, per la gioia di tutti i fan e i curiosi, sappiate che c’è ancora un luogo dove il musicista si esibisce senza freni e inibizioni, sfoggiando i suoi gilet di pelle nera, i capelli al vento e, naturalmente, l’imponente moto. Si tratta della piazza di Cattolica, frequentatissima da tanti in regione come da molti turisti.

Qui è ancora possibile bersi uno spritz Hugo ritrovando ogni anno personaggi e riferimenti genuini, magari un po’ bizzarri ma decisamente rassicuranti.

Pensateci. Quante volte vi è capitato di tornare alla stessa spiaggia e allo stesso mare, desiderosi più di ritrovare volti noti che di mettere i piedi nell’acqua?

Ecco, questi luoghi e volti, sappiate che sono anch’essi inconsapevoli promotori di inclusività e accessibilità. Lo dico prendendo a prestito una dichiarazione di un amico, il giornalista Antonio Giuseppe Malafarina che su Invisibili scrive: “non bastano una sedia acquatica e una passerella per definire l’accessibilità”. Ci vogliono anche i Beppe Maniglia, aggiungo io.

Non posso infatti che trovarmi d’accordo con l’affermazione di Antonio Giuseppe per una doppietta di ragioni. La prima, strutturale, molte volte i bagni dichiarano di avere più disponibilità e capacità di quelle reali, la seconda , relazionale, perché sapere di essere accolti da qualcuno che conosci e che ti conosce non ha mai prezzo.

Detto ciò questa volta mi piacerebbe conoscere meglio le vostre di storie, quali cioè sono i personaggi-icona delle vostre vacanze, chi vi ha fatto da colonna sonora ma anche vi ha dato sicurezza, chi vi ha fatto ridere nelle situazioni più difficili, chi avete aiutato voi condividendo insieme esperienze di incontro con la diversità e non solo.

Vi invito perciò a rimettere insieme ricordi e pensieri e a scrivermi a claudio@accaparlante.it o a contattarmi sulla mia pagina facebook.

Io, nel frattempo, sorseggio al tramonto il mio Hugo sulle basi della mia statua vivente preferita…

Buone vacanze a tempo di rock!


di Claudio Imprudente

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