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Cervelli ribelli a Rai2

I cervelli ribelli, quelli che non sanno stare alle regole e che seguono strade proprie, sono capaci di pensieri divergenti. Ribelle è anche il cervello di Gandhi, di Leonardo, di Frida, di Hawking, di Beethoven… Essere adulti è esistere nella propria ribellione

9 luglio 2018

Vi ricordate di Nemo? Sì, proprio lui, il piccolo pesce pagliaccio protagonista dell’omonimo film Disney, entrato nella storia del cinema con la sua pinna atrofica e soprattutto la sua simpatia. “Nemo”, che in latino significa “nessuno”, è anche il titolo di una trasmissione di Rai 2 che negli ultimi tempi è entrata nelle nostre case,  raggiungendo picchi di audience come non se ne registravano da tempo.
 
Il titolo completo è Nemo. Nessuno escluso e di che cosa si parla lo avrete già capito. Il programma indaga il tema della diversità sotto molteplici punti di vista, a partire dalle esperienze di diverse persone,  più e meno note, che, in un tempo limitato, in un particolare momento della trasmissione, sono chiamate a raccontarsi e anche, diciamocelo, a smuovere un po’ le acque.
 
Il format è piuttosto originale, ricorda lo stampo americano, che nei suoi pro e nei suoi contro, richiede ai partecipanti una certa sintesi, di essere efficaci e, alle volte, spizzanti.
 
Uno a cui tutto questo è riuscito davvero bene è il mio collega Gianluca Nicoletti, giornalista radiofonico e scrittore, attualmente speaker di Radio 24, e papà di un ragazzo autistico, Tommy.
 
“Tommy non parla- racconta il giornalista- eppure io, che nel mio lavoro vivo di relazioni, sto bene quando sono con lui, anzi sto molto meglio quando sono con lui che sta in silenzio. Mi sono chiesto perché e mi sono fatto vedere il cervello. Ma come? Di solito ci si fa controllare la prostata, il fegato, l’anca e tu ti fa controllare il cervello? Sì, volevo capire se anche il mio cervello era un po’ autistico come quello di mio figlio, se era quello il motivo per cui con lui stavo così bene”.
 
Nicoletti continua, bravo come un attore e credibile come solo un papà può essere. La sua piccola storia si fa sempre più entusiasmante finché non arriva all’esito di quello che si è ritrovato nel cervello: un QI altissimo, un eccesso di predisposizione alla relazione, una sorta di autismo all’inverso.
 
Tommy ha compiuto 18 anni, è diventato adulto e gli hanno fatto una bella festa. Anche lo stato l’ha fatta. “Tommy – incalza l’autore- ha smesso di essere autistico”. Succede sempre. Quando diventi adulto la tua disabilità improvvisamente svanisce e con lei i servizi, le possibilità di farsi una vita da adulti, soprattutto, va detto, se la disabilità non è prettamente motoria.
 
Nicoletti non ci sta. Vuole per suo figlio un futuro diverso. Diverso come diversi sono tutti i cervelli che ci compongono, sempre in movimento e in evoluzione, così come lo è la storia dell’umanità, basti pensare a quante relazioni e informazioni siamo ora abituati a contenere e gestire nell’agenda dei nostri cellulari.
 
I cervelli  insomma non stanno mai fermi, cambiano e soprattutto, ci dice papà Gianluca,  si ribellano.
 
I cervelli ribelli, quelli che non sanno stare alle regole e che seguono strade proprie, sono quelli capaci di pensieri divergenti. Ribelle è sicuramente il cervello di Tommy, ribelle è anche, per dirne uno, il cervello di Gandhi, lo sono stati anche quelli di Leonardo, di Frida, di Hawking, di Beethoven e potrei continuare all’infinito.
 
Ribelle, se gli date la possibilità, può essere anche il vostro di cervello, magari non sempre, solo qualche volta.
 
Non dare nulla per scontato però, mettere insieme i cervelli, ognuno con le sue peculiarità, per dare ai più ribelli la possibilità di reinventare il mondo, è invece una cosa che possiamo fare tutti. Ed è, a mio parere, compito della politica, della cultura, della scuola e dello stato.
 
Essere adulti è esistere nella propria ribellione. Lo auguro a Tommy e alla sua famiglia e a tutti i ragazzi e le ragazze della nuova generazione, disabili e non.
 
La morale? Meglio avere un cervello ribelle che essere senza cervello!
 
E voi, vi siete mai fatti dare un occhio al cervello?
 
Scrivete a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina Facebook.

di Claudio Imprudente

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